I Macchiaioli. Capolavori dell’Italia che risorge

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Odoardo Borrani, Mietitura del grano nelle montagne di San Marcello, 1861, olio su tela, Viareggio, Istituto Matteucci, zabarella.it

I Macchiaioli. Capolavori dell’Italia che risorge, la mostra che si aprirà a Padova il 24 ottobre, nei saloni sontuosi di Palazzo Zabarella, non nasce per caso. Vuole restituirci l’energia che questo periodo soffocato ci ruba. Mostrarci di nuovo, in tutte le trasparenze del cuore, in tutte le sue più vive espressioni, l’umano. Nei visi travolti dal sole dipinti da Giovanni Fattori, nelle donne affaticate dal lavoro dei campi di Telemaco Signorini o dolcemente curve sopra un bimbo, nelle ragazzine che fanno le signore di Silvestro Lega. Opere che si intitolano “Al sole”, “Grano maturo”, “Ora crepuscolare a Capri”, “Una mattina sull’Arno”, “Ore d’ozio a Riomaggiore”. Tutti posti dove vorremmo essere adesso, subito, e sappiamo anche con chi.

Tutto è caldo, fa innamorare. Sala per sala si è inseguiti da un chiacchiericcio di ragazze, dal fumo oleoso di un sigaro, dall’odore del fieno, dal giallo della paglia, dal bisbigliare di un bambino che chiede di giocare. In questo Paese incantato che era l’Italia più vera dell’Ottocento, anche le vie hanno nomi che giganteggiano, dove forse non abiteremo mai, o dove forse dovremmo trasferirci subito, in uno scatto di impazienza audace. “Via del Fuoco”, come nello scorcio dipinto da Signorini.

È la verità dell’uomo che l’artista coglie con il suo sguardo indulgente, complice, perfino un po’ ruffiano. Che è sempre e solo il frutto di un’attenzione appassionata, prolungata, coraggiosa, libera. I gialli che non si dissimulano, gli azzurri che non si temono ingenui. Il rosa, l’arancione. I colori dei pastelli che tenevamo in mano da bambini. Tutto dice: qui, ora.

Tutto. Il chiostro, cielo ritagliato nelle pietre del mondo. La caserma di Modena. Lo studio dello scultore. Uomini e umanità. La processione. Bambini fregati dal sonno, che dormono con un respiro grosso. Uno scialle bianco. Un pascolo. Non è il catalogo della nostra nostalgia, della nostra nostalgia di tutto, che ci fa scoppiare il cuore dietro la mascherina?

“Sosta di cavalleria” – adesso faremmo forse più fatica a non sentire il fascino di questi uomini a cavallo lanciati verso il pericolo ardente della guerra con l’eleganza indicibile, struggente di un galoppo. “Viale con buoi e spaccapietre” – i paradossi del vivere, gli agguati della fortuna. E tutto il resto: amori, flirt, giochi. L’innocenza di gente che vive davvero, che non sta a torturarsi con i pensieri e le ombre dei pensieri. In bilico prima che tutto crolli, e quando crolla tutto bisogna avere in mano almeno una riserva di buoni ricordi dai colori luccicanti. Da ruminare, come fanno quei buoi. Li senti fin qua quanto sono pacifici nell’attesa che tutto ritorni.

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