“Franceschini dimentica impresari, attori e maestranze”

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Foto di WikimediaImages da Pixabay

I contributi del Ministero non possono essere distribuiti a pioggia solo ai teatri, ma vanno ripartiti anche alle compagnie private e di giro non sovvenzionate

L’attore e produttore Gianluca Ramazzotti, nonché produttore della Ginevra Media Production, dichiara in risposta al decreto del ministro Franceschini:

“Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo Dario Franceschini ha firmato un decreto che stanzia 9.000.000 di euro che provengono dai fondi emergenza cinema e spettacolo istituiti dal decreto Cultura Italia e quindi potenziati poi dal decreto rilancio. In virtù di ciò, tengo a precisare una cosa: di questi, 5.000.000 di euro vengono destinati ai mancati incassi da biglietteria dei teatri di rilevante interesse culturale, dei centri di produzione, dei teatri di tradizione e dei centri produzione danza. 4.000.000 euro vanno, invece, a sostegno degli esercizi teatrali che hanno inoltrato richiesta di contributo già nel periodo che va dal 10 luglio al 17 agosto. Ora, corrispondere ai teatri è cosa più che giusta, ma si può fare un decreto senza pensare alle compagnie che vengono ospitate da questi teatri? Un teatro senza una compagnia è una scatola vuota. La maggior parte dell’indotto di una struttura teatrale arriva in parte dal lavoro che la struttura fa come affitto sala e come eventi, ma il 70% è dovuto alla stagione teatrale. In quest’ultima ci sono le compagnie private o pubbliche. In questo caso le private, che investono con i propri dipendenti, con le proprie manovalanze e propri artisti, fanno 15 giorni all’interno di uno spazio di cartellone. Di solito quando un teatro incassa, relativamente a quello o all’altro spettacolo, la ripartizione del rischio è al 70% della compagnia e al 30% del teatro. Questo che cosa vuol dire? Che tolte le spese, l’iva, la SIAE, la pubblicità e la quota parte del lancio stagionale alla fine, alla compagnia resta poco meno del 51% del l’incasso netto della serata. Quando si fa un decreto di questa portata – che dice che il contributo è riconosciuto fino a un massimo del 100% dei mancati incassi relativi alla sala o alle sale gestite nel periodo di riferimento e, comunque, in misura non superiore a 200.000 € per ciascuna sala con capienza tra i 100 e 299 posti, di 400.000 € per ciascuna sala con capienza tra i 300 ei 600 posti e in misura non superiore a 800.000 € per ciascuna sala con capienza superiore 600 posti – bisogna pensare con senno. Questi contributi non possono essere distribuiti a pioggia solo ai teatri, ma vanno ripartiti anche a quelle compagnie private e di giro, non sovvenzionate, che avrebbero occupato lo spazio nei cartelloni prima della pandemia e senza le quali i teatri stessi non avrebbero potuto lanciare le campagne abbonamenti. Cosa mi rappresenta dare per esempio a una sala di oltre 600 posti dei soldi fino a 800.000 € per mancati incassi e lasciare la compagnia in programmazione nella stessa sala a bocca asciutta? Ripeto: i mancati incassi di un teatro sono parte delle mancate presenze dovute a un cartellone occupato da ciascuna impresa di produzione con i suoi attori protagonisti, i comprimari, i tecnici e le maestranze di cui una compagnia si fa carico. Se le compagnie fossero andate in scena nel momento in cui non c’era la pandemia e avessero incassato dei soldi, il 30% sarebbe andato al teatro, mentre il 70% alla compagnia. E’ dunque giusto che le compagnie ricevano il corrispettivo di un mancato incasso all’interno della capienza del teatro dove dovevano essere ospiti. La mia compagnia, con Se Devi Dire Una Bugia Dilla Grossa, formata da 16 persone tra cui 10 attori, e l’altra compagnia Sherlock Holmes, che era in programmazione a Roma, ha subito durante il lockdown perdite ingenti perché, a un certo punto, ci siamo dovuti bloccare. Il Ministero del Beni culturali ci ha riconosciuto come compagnia privata solo 10.000 € di bonus a fondo perduto. Li ha riconosciuti a tutti, senza distinzioni. Ma cosa ci fa una compagnia che perde 200.000 € con 10.000 €? Esorto dunque il Ministro a rivedere questo decreto e ad inserire all’interno dello stesso anche le compagnie private non sovvenzionate, con i loro attori e maestranze senza le quali un teatro sarebbe solo una fabbrica senza sogni”..

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