I neo-pronomi e le follie del politicamente corretto

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Ultimamente tra l’ambiente liberal e progressista sta spopolando sempre di più l’utilizzo dei cosiddetti neo-pronomi, l’ennesima follia volta ad alterare e imbruttire la nostra già ferita cultura e società.

Ed ecco che l’utilizzo del maschile neutro diventa automaticamente “atto discriminatorio”. Alle orecchie di una persona normale dovrebbe sembrare una affermazione folle, ma la realtà dei fatti mostra invece che la narrazione del politicamente corretto sta varando da tempo su questa posizione.

Sì, poiché a quanto pare, l’utilizzo del maschile neutro è un sintomo del patriarcato e perciò anche la nostra lingua diventa bersaglio di odio di una certa narrazione politica.

L’argomento racchiude moltissimi aspetti facenti parte di un segmento politico, quello del progressismo estremo, che ha fatto di queste follie i propri cavalli di battaglia.

La lingua italiana a quanto pare è poco inclusiva, poiché andrebbe ad escludere la maggior parte delle persone che fanno parte della comunità lgbt e le donne stesse.

Ed ecco quindi che la lingua di Dante viene alterata nella forma e nel parlato: “tutti” diventa “tutt*” o peggio ancora viene usata la forma “tuttu”, “ciao ragazzi” diventa “ciao ragazzu” e via così per tutte quelle parole che utilizzano al plurale il maschile neutro. Questo per essere più “inclusivi” possibile.

Come se in Italia ci fosse un complotto secolare se non millenario volto ad indirizzare la lingua verso l’uso del maschile per escludere qualcuno. Sembrerebbe folle, ma c’è chi lo ha pensato e soprattutto c’è chi ha attuato l’utilizzo di questi neo-pronomi come modo per contrastarlo.  Non è raro trovare ormai articoli di stampa di determinate aree politiche utilizzare forme alterate della nostra lingua come le suddette. Addirittura, c’è chi ne sprona l’utilizzo nel parlato.

Genera tristezza vedere la lingua di personaggi del calibro di Dante, Petrarca, Leopardi e Manzoni violentata in questo modo, nel nome di una visione politica e di una narrazione che ha completamente perso il distacco dalla realtà, il senso della ragione e della misura.

Ancor più quindi dobbiamo intensificare la sfida culturale per non scendere nella barbarie. La lingua è tra gli elementi fondamentali che generano la cultura e l’identità di un popolo. Difenderla dalle contaminazioni politico-ideologiche della sinistra più estrema è quindi non solamente un atto di volontà, ma diventa dovere morale di ogni italiano che ha a cuore la sua cultura.

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