Il Leviatano descritto da Thomas Hobbes, allegoria dello stato moderno.

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Creano la guerra, dividono la società in fazioni, i “buoni” e i “cattivi”, i “sani” e gli “untori”; impongono restrizioni in nome del benessere collettivo e discriminano chi legittimamente ha deciso di non sottoporsi a vaccinazione in nome della salute e della sicurezza di quest’ultimi.
Insomma, il governo ce la sta mettendo tutta per ricadere nei peggiori stereotipi orwelliani.
E se vogliamo continuare, sempre seguendo gli stereotipi orwelliani, anche la società, oltre che la politica, è totalmente lobotomizzata dal pensiero unico dominante e frequenti sono i ben noti due minuti d’odio contro il nemico comune :”è colpa di quei cretini che non si vaccinano” è la frase che, ad oggi, tutti abbiamo sentito almeno una volta.


Questa attribuzione di tutte le colpe della situazione verso una determinata fascia di popolazione, la conseguente schedatura e infine la limitazione drastica delle libertà in nome di un bene collettivo superiore, ricorda tempi passati, “historia magistra vitae”.
Una situazione degna del ricordo del “Leviathan” dello scrittore politico inglese Thomas Hobbes, che in questo libro sosteneva come ogni uomo è lupo all’altro uomo e che per recuperare la pace e la sicurezza tanto agognata dal popolo, quest’ultimo si sarebbe dovuto affidare a un “dio mortale”.


Il risultato è che i cittadini seguendo il Leviatano (per l’appunto questo dio mortale che nella tradizione biblica è un gigantesco e voracissimo mostro acquatico e che nell’idea di Hobbes impersonifica lo Stato oppressore) finiscono col perdere il legame comunitario, proprio perché il Leviatano, seguendo una logica di “Divide et Impera”, proietta il popolo verso una dimensione antagonistica. D’altronde proprio al periodo di Hobbes risale l’idea del liberalismo, che non si limitava alla sola economia, bensì spaziava in più campi della società, ed è questa forma di liberismo che ha creato i vari gruppi d’identità.
Gruppi d’identità che vanno man mano sgretolando l’unità nazionale, al fine di creare un mondo piatto dove il cittadino è un numero seriale per il mercato.
Ognuna di queste piccole identità, competono fra loro pretendendo riconoscimento sociale e benefici economici a scapito di altri.
Ebbene il lasciapassare governativo, nel nostro caso il green-pass, non fa altro che trasmettere il conflitto fra piccole identità, in un scontro inerente la dimensione sanitaria. Uno scontro che si proietta soprattutto sul piano della comunicazione.

Il compito per antonomasia del giornalista dovrebbe essere quello di informare sulla realtà, ma ormai la verità è un’altra; sono passati ben due anni da quando il giornalismo ha iniziato con la massiccia campagna di sensibilizzazione contro il covid, allora giusta anche se a tratti incoerente, e continua tutt’ora con una propaganda incessante.
Un contesto che può riassumersi in una frase di Michel Onfray, che ricorda che “Nei regimi autoritari non c’è bisogno di informare sulla realtà, dal momento che scopo ultimo del giornalismo è formare attraverso l’ideologia”

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