Il poliziotto Antonio Marino, eroe come il collega Antonio Annarumma

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Il cadavere dell'agente Antonio Marino, foto di autore sconosciuto - Pubblico dominio

Esattamente cinquant’anni fa, il 12 aprile 1973, a Milano, fu ucciso Antonio Marino (un gruppo di estremisti compì saccheggi e attaccò i reparti di Polizia anche lanciando bombe a mano, uno degli ordigni colpì l’agente Antonio Marino ed esplose uccidendolo. Autori del fatto appartenenti al gruppo milanese La Fenice, n.d.r.), una Guardia di Pubblica Sicurezza (oggi lo chiameremmo Agente di Polizia) non ancora ventitreenne. Era un giovane poliziotto originario di Puccianiello, una frazione del comune di Caserta. Apparteneva ad una famiglia di onesti lavoratori, con sette figli: quattro maschi e tre femmine. Era rientrato in Italia da poco, dopo un periodo da emigrato in Germania. Si era arruolato nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (l’odierna Polizia di Stato) nell’agosto del 1971. Aveva deciso di servire l’Italia in uniforme come il fratello maggiore Nicola, che era entrato nell’Arma dei Carabinieri.

Il gippone alla cui guida era Antonio Annarumma – Archivio De Bellis/Fotogramma © Pubblico dominio

Antonio era stato destinato al terzo Reparto Celere di Milano: lo stesso reparto di Antonio Annarumma, il collega ucciso in servizio il 19 novembre 1969 a soli 22 anni (Antonio Annarumma fu ucciso da un tubolare di ferro che gli si conficcò nella tempia durante gli scontri di piazza causati da maoisti e Movimento Studentesco. Un resoconto dettagliato lo fornisce l’ex Prefetto di Milano Achille Serra nelle sue memorie: “Poliziotto senza pistola. A Milano negli anni di piombo e della malavita organizzata”, Bompiani, 2006 – n.d.r.).

Antonio Marino, proprio come Antonio Annarumma, è un eroe italiano: un simbolo per i tanti italiani che servono l’Italia silenziosamente, in uniforme, ogni giorno.

Erano anni in cui la violenza in piazza contro le Forze dell’Ordine era molto frequente. Ricordiamo cosa scrisse Pierpaolo Pasolini dopo la Battaglia di Valle Giulia del 1 marzo 1968: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri.

Antonio Marino era uno delle migliaia di poliziotti che, in quegli anni, prestavano servizio nelle piazze incandescenti per la tutela dell’ordine pubblico. Era veramente duro per quegli uomini in divisa scendere in strada. Non erano solo insulti, come avviene purtroppo ancora oggi. Le manifestazioni politiche di quegli anni sfociavano frequentemente in forme barbare di violenza non solo contro le cose, ma spesso contro le persone. Oggi è fortunatamente inimmaginabile tanta violenza, così gratuita e con l’uso di armi da fuoco, o addirittura da guerra, come avvenne al nostro Antonio.

Quel tragico 12 aprile di esattamente cinquant’anni fa, alle ore 18,43 circa, la guardia di P.S. Marino fu colpito al petto da una SRCM mod.35, una bomba a mano offensiva. Prima di morire riuscì a spingere un collega, così salvandolo. Altri 12 poliziotti rimasero feriti dalle schegge di quella maledetta bomba. Antonio Marino morì sul colpo, proprio come il collega Antnio Annarumma, che era morto all’istante, colpito alla testa da un tubolare d’acciaio, quattro anni prima durante una manifestazione dell’estrema sinistra.

Furono entrambi vittime innocenti della violenza politica di quegli anni. Era una violenza disumana proveniente dalle fazioni più estreme, che arrivarono a creare il terrore nella nostra società.

Entrambi morirono giovani, ma almeno Antonio Marino ottenne giustizia. Mentre, infatti, per la morte di Annarumma non è mai stato identificato l’autore, per la guardia Marino furono subito individuati i due responsabili, che furono poi anche condannati.

L’identificazione dei due responsabili fu possibile grazie al ruolo attivo che ebbe il partito della destra parlamentare, il Movimento Sociale Italiano. Già la sera stessa dell’omicidio, alle 23,30 circa, arrivò alla polizia una “soffiata telefonica” da parte di un appartenente alla federazione milanese del MSI, che segnalava i nomi degli autori del lancio della bomba a mano. Il partito, smarcandosi da quella folle violenza, diffuse poi anche un comunicato in cui promise, come taglia, “una ricompensa di 5 milioni di lire a chiunque” avesse fornito “indicazioni decisive per l’identificazione del colpevole”. I due colpevoli furono individuati subito. Mentre a Caserta si svolgevano i funerali del povero Antonio, il 14 aprile, uno dei due autori si presentò dai Carabinieri e ammise di aver lanciato quella maledetta bomba. L’altro fu arrestato dopo due giorni, il 16 aprile, a Firenze. Furono poi entrambi condannati.

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Oggi possiamo ritenerci fortunati a vivere in una democrazia matura, in cui il confronto politico arriva, al massimo, allo scontro verbale. In quell’aprile di cinquant’anni fa non era così: si pensi che a Roma, a Primavalle, il 16 aprile 1973 alcuni aderenti alla sinistra extraparlamentare tentarono di incendiare l’abitazione di Mario Mattei, segretario locale del MSI, uccidendo i due figli Virgilio e Stefano, che avevano rispettivamente 22 e solo 8 anni! Fu un attacco brutale, se si immagina che i due fratelli morirono bruciati vivi, non riuscendo a gettarsi dalla finestra per scampare alle fiamme.

Il cadavere dell’agente Antonio Marino, foto di autore sconosciuto – Pubblico dominio

Le foto in bianco e nero di Virgilio Mattei morto bruciato, così come quelle del cadavere del poliziotto Antonio Marino a terra a faccia in giù, sono immagini terribili che ci ricordano, dopo 50 anni, la follia di quella violenza politica.

La guardia di P.S. Antonio Marino è un martire, simbolo della violenza subita da migliaia di appartenenti alle Forze dell’Ordine in quei bui anni di piombo. Fu una guerra che, grazie al loro sacrificio, la nostra Italia ha vinto.

Il 5 maggio 2009, dopo 36 anni, alla memoria di Antonio Marino è stata concessa la Medaglia d’Oro al Merito Civile, con la seguente motivazione: “Impegnato in un servizio di ordine pubblico durante una manifestazione politica, accortosi che un ordigno lanciato dai dimostranti stava per raggiungere un collega, riusciva a spingere quest’ultimo fuori dalla traiettoria, con grande sprezzo del pericolo. Mortalmente ferito immolava la giovane vita ai più nobili ideali di coraggio e spirito di servizio”.

Ad Antonio Marino deve andare oggi la gratitudine di tutti gli Italiani. Il suo ricordo sia perpetuo!

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