Pasquale Squitieri e quell’eroe antimafia di ferro

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Il 5 luglio 1942, a Udine, nel suo appartamento di via Aquileia, moriva il prefetto Cesare Mori. Accanto a lui solamente il fedele autista Lino Vidotti, la moglie lo aveva preceduto di qualche mese.

Due giorni prima aveva firmato alcune delibere, compiendo fino all’ultimo il suo dovere di direttore di un Consorzio per la bonifica della Bassa friulana.

Ma la  bonifica più importante gli era riuscita anni prima, in Sicilia, dove il suo pugno di ferro aveva stroncato i tentacoli di Cosa Nostra, condannata a vivere i suoi anni peggiori, salvo rialzare la testa, ma questo la storiografia lo ammette a denti stretti, profittando del Cavallo di Troia delle truppe alleate sbarcate sull’isola.

Anche Mori era finito nell’oblio; le sorti della guerra, con le truppe del Regio Esercito impantanate nell’inferno del fronte russo, volgevano al peggio e avrebbero trascinato, nel giro di un anno, lo stesso Mussolini verso la caduta del regime.

Il Duce, deciso a eradicare il fenomeno mafioso, lo aveva nominato prefetto di Trapani nel 1924 e poi di Palermo l’anno successivo, conferendogli pieni poteri, sugellati da queste inequivocabili parole contenute in un telegramma:” Vostra Eccellenza ha carta bianca, l’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi”.

Il suo mandato durò cinque anni e produsse risultati che nessuno mai avrebbe eguagliato. Non si fece scrupolo di pestare i piedi anche al potentissimo ras fascista Alfredo Cucco, espulso in seguito dal Pnf, cinse d’assedio l’intero paese di Gangi per arrestare boss latitanti e fece condannare all’ergastolo Don Vito Cascio Ferro, il mandante dell’omicidio dell’agente Joe Petrosino.

Un uomo come Mori non è mai assurto al rango di eroe antimafia a causa della sua adesione al fascismo, ma la sua efficacia nella lotta a Cosa Nostra fu micidiale.

Gli è stato dedicato un solo film e, nel 2002, una mini-serie Rai, briciole rispetto ad altri personaggi.

Fu Pasquale Squitieri a tirare fuori Mori dal dimenticatoio nel suo Il prefetto di ferro del 1977, affidando a Giuliano Gemma il ruolo del protagonista.

Ricostruì le location siciliane tra Roma, Artena, Tolfa e Colli a Volturno in Molise. Squitieri anche pagò sempre un prezzo alle sue, mai nascoste, idee politiche, soprattutto quando si spostò a destra in un mondo dove l’egemonia della sinistra era totale.

Marito della splendida Claudia Cardinale, passò dal firmare la lettera contro il Commissario Calabresi nel 1971 alla militanza in Alleanza Nazionale, che lo fece eleggere al Senato nel 1994. Napoletano verace, schietto fino all’autolesionismo, scomodo e mai realmente apprezzato dalla critica, nonostante i tentativi di rappresentare la storia italiana del secolo scorso senza troppi imbellettamenti, in film come Claretta, il suo lavoro più completo e riuscito, dove l’amante del duce ha il volto sofferente di Claudia Cardinale.

È morto la mattina del 18 febbraio 2017 a Roma presso la clinica “Villa San Pietro” all’età di 78 anni per complicazioni respiratorie. Soffriva da tempo di un enfisema dovuto al fumo, era già stato colpito da un tumore polmonare ma, anche nel vizio, era stato Squitieri fino in fondo, continuando a fumare accanitamente.

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