“La dama in verde”, “scabroso” triangolo nella provincia toscana degli anni ’60

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Agnolo Bronzino, Ritratto di dama in verde, 1530 32. Hampton Court, Royal Collection

La dama del Bronzino è il libro di Gabriella Chioma (prefazione di Federico Prizzi, Novantico Editore, pag. 180, Euro 16,00), giornalista e scrittrice che dal 2005 usufruisce del vitalizio della legge Bachelli riservato alle più alte personalità del mondo culturale.

Il riferimento nel titolo del libro al capolavoro di Agnolo di Cosimo detto Il Bronzino, “La dama in verde” databile al 1530, introduce nel nuovo romanzo di Gabriella Chioma, una sottotraccia schopenhaueriana, poiché il dipinto diviene per Gisella, la protagonista, il simbolo di una perfezione che da estetica si fa spirituale.

È questo il motivo conduttore di una storia complessa, per certi aspetti scabrosa, che narra le vicende di uno strano triangolo fra Gisella, personalità molto nevrotica, Cesare bellissimo ragazzo di vita bisessuale e Corinna una ragazza semplice dalla sensualità immediata e naturale, vicende che si mescolano ad altre, altrettanto complesse con protagonisti come un ambiguo antiquario, la sensuale moglie del ragioniere, Don Lucio e zia Lida monaca smonacata.

Il libro, le cui componenti junghiane e freudiane si mescolano, si propone come una sorta di bildungsroman ed è ambientato negli anni ’60 in una cittadina della provincia toscana, di cui mette a nudo ipocrisie e perbenismo di facciata.

Il romanzo si inserisce tra gli altri due della Chioma – I giorni inutili e L’Ombra – e forma con essi una sorta di trilogia dove l’evoluzione della personalità e la presa di coscienza di se stessi è mediata attraverso tre figure di donne: Livia, Gisella, Leyla.

Un libro attuale che tratta con estrema delicatezza tematiche come la bisessualità, l’omosessualità e soprattutto indaga e svela compromessi, vizi segreti, ipocrisie di un mondo al quale la protagonista Gisella riesce infine a sottrarsi.

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