Mazzini, pensiero e azione: Dio, Patria, Famiglia

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Da quanto tempo siamo costretti ad ascoltare le intemerate progressiste contro il patriarcato? Come sempre, dei fenomeni si parla quando ormai sono passati. E infatti oggi la nostra società non è affatto patriarcale bensì grande materna, che tende a ridurre gli adulti a bambinoni persi in un gigantesco negozio di giocattoli. Non è un caso che oggi prevalga il vittimismo infantile e si dia assoluta priorità ai diritti invece che ai doveri. Mancano padri che diano l’esempio, che fissino regole e allo stesso tempo insegnino la libertà. Di questi padri non hanno bisogno soltanto i singoli individui, ma i popoli nel loro complesso. La Patria – che di per sé, in quanto terra, è madre – necessita di figure maschili che generino figli virtuosi. Purtroppo, però, questi padri tendiamo a cancellarli, dimenticarli o comunque ne pervertiamo la lezione.

Ecco perché, oggi più che mai, sarebbe il caso di riscoprire alcuni di loro, a partire da quel grande ispiratore dei patrioti italiani che fu Giuseppe Mazzini (nato a Genova nel 1805, morto a Pisa nel 1872). Fu esattamente 200 anni fa, nel 1821, osservando dalla Liguria il fallimento dei moti piemontesi, che Mazzini iniziò a convincersi della necessità di lottare per la Patria, con ogni mezzo necessario. Dieci anni dopo, egli avrebbe fondato la Giovine Italia, che sarebbe stata d’esempio per tutti i successivi movimenti rivoluzionari europei, socialisti o nazionalisti (o entrambi) che fossero. Troppo spesso tendiamo a consegnare alla polvere e ai sussidiari la figura austera di Mazzini e ci perdiamo così la rovente attualità del suo pensiero, che ancora oggi continua a essere conteso fra destra e sinistra. Gli autori radical, ovviamente, tendono a calcare la mano sull’aspetto «sovversivo» dell’austero genovese; a destra invece si insiste di più (e probabilmente a ragione) sull’afflato patriottico. In realtà, Mazzini era lontanissimo dal comunismo. Come notò Giano Accame nello splendido Socialismo tricolore, egli «aveva lavorato, in concreto, più dei suoi contestatori per la promozione di società operaie».

Tuttavia nei Pensieri sulla democrazia in Europa, Mazzini già intuiva dove sarebbe sfociato il pensiero comunista: «Tirannide. Essa vive nelle radici del comunismo e ne invade tutte le formole. […] L’uomo, nell’ordinamento dei comunisti, diventa una cifra». Il pensiero mazziniano, che riconosce l’esistenza delle classi ma le invita a collaborare, si fonda – pensate un po’ – sulla trinità più pericolosa che oggi si possa evocare: Dio, Patria e Famiglia. Nel formidabile I doveri dell’uomo (1860), si spiega che la famiglia va difesa a tutti i costi, respingendo «ogni assalto che potesse venirle mosso da incauti che, irritati nel vederla sovente nido d’egoismo e di spirito di casta, credono che il rimedio al male sia nel sopprimerla».

Per Mazzini, la famiglia è «la patria del core». Essa è il luogo in cui si perpetua la tradizione proprio perché «la Famiglia ha in sé un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti in essa vi si estendono intorno lenti, inavvertiti, ma tenaci e durevoli, siccome l’ellera intorno alla pianta». Tale durata della famiglia la rende il fondamento della Nazione, la prima cellula di una comunità più ampia. Mazzini, il cui riferimento a Dio è costante praticamente in tutte le opere, vedeva appunto la famiglia come la culla dell’educazione. Ed è attraverso l’educazione che si possono formare gli italiani di domani: «Chi non amerà la famiglia che assumendosi parte dell’educazione del mondo e riguardandosi come germe e primo nucleo della Nazione, mormorerà al fanciullo, tra il bacio materno e la carezza del padre, il primo insegnamento del cittadino?». Padre e madre, ben distinti nelle loro funzioni, sono dunque i primi educatori dei cittadini. Mazzini, dal canto suo, si trova molto a suo agio nel ruolo paterno, di genitore di una nazione intera. Non è un caso che egli preferisca appunto concentrarsi sui doveri invece che sui diritti di cui tutti straparlano e di cui oggi regolarmente si abusa.

Già nel suo più celebre scritto, Mazzini aveva intravisto dove avrebbe condotto l’eccessiva insistenza sui diritti e sulle libertà individuali: «Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all’altrui; e quando i propri diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra. […] In questa guerra continua, gli uomini s’educarono all’egoismo, e all’avidità dei beni materiali esclusivamente. La libertà di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libertà di educazione generò l’anarchia morale». Non è esattamente quello che sta accadendo sotto i nostri occhi, con le minoranze (sessuali, etniche e religiose) che si combattono sul «mercato dei diritti» in cerca di riconoscimento? Egli non stava forse descrivendo l’antagonismo di massa che caratterizza la società dell’apparente benessere? «Gli uomini» scriveva «senza vincolo comune, senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria vita, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste de’ loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti».

Ecco allora che ai diritti Mazzini antepone i doveri. La sua è una ascetica dell’uomo d’azione, un votarsi interamente – per gratitudine verso i genitori, e dunque verso la patria – al sacrificio di sé. Ed è questo moto dell’animo che ora, più di tutto, ci manca.

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3 Commenti

  1. «… A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti»: che ogni diritto calpesta.
    Sul tema, ma forse sarebbe meglio scrivere problema, Ucraina invece «Draghi viene snobbato in Europa: il “successore di Merkel”, insomma, viene escluso dai vertici dei grandi leader. E ora anche il premier polacco gli dà buca». Ma lui non se ne cura, occupato com’è con le fibrillazioni della maggioranza sul catasto. Draghi, l’uomo che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto prendere per mano il mondo malamente accoccolato sull’orlo di un vulcano che può esplodere da un momento all’altro e metterlo in sicurezza, che fa? Gioca a spremere gli italiani con il trucchetto del catasto. Una caricatura che sarebbe potuta uscire soltanto dalla magica matita di un Forattini. Invece, è soltanto un altro regalo amaro del presidente bis Mattarella: che non ha saputo fare di meglio che decidere per conto degli italiani, dopo aver negato loro di pronunciarsi nelle urne elettorali. Un golpe da maestro, con in palio il Quirinale. In barba alla pace quotidiana: che della democrazia è figlia adorata. Non per niente, “a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina …”.

  2. Belle parole, vanificate dal comportamento di Borgonovo quando in tv e sul suo giornale dileggia gli ucraini che, pur in condizioni di inferiorità, mostrano coraggio e patriottismo reali di fronte a una brutale invasione straniera, e giustifica Putin, forse scambiandolo per l'”uomo forte” che dovrebbe risolvere tutto. Un suicidio culturale che certa sedicente destra italiana, bravissima a regalare giuste cause alla sinistra, pagherà caro.

  3. Da Mazziniano convinto ritengo che il pensiero dell’apostolo non possa e non debba sfociare nel fanatismo. Sono concetti degni di una profonda riflessione, giammai tavole della legge.
    Il rischio che il pensiero mazziniano venga travisato e distorto è assolutamente da evitare, già è accaduto con pessimi risultati. Politicamente l’area repubblicana occupata dai sostenitori di mazzini, era un area di sinistra: Ernest Nathan, uno dei maggiori divulgatori dell’opera di Mazzini, insieme alla madre Sara e ad Aurelio Saffi scelse le file della estrema sinistra storica di matrice repubblicana, ma guai a pensare che tale sinistra fosse di ascendenza marxista.
    La mutilazione, spero non voluta, esposta nell’articolo dimentica il concetto, espresso nei doveri dell’uomo, più caro di Mazzini: l’Umanità.
    Per lo stesso Mazzini non ci si può limitare a predicare Patria e Famiglia perchè come egli stesso scrive:
    “Quei che v’insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla Famiglia o alla Patria, v’insegnano, più o meno ristretto, l’egoismo, e vi conducono al male per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia sono come due circoli segnati dentro uno maggiore che li contiene l’Umanità”.
    Aggiungo che, considerati gli eventi storici trascorsi, il non considerare l’Umanità, può facilmente portare ad una cultura nazionalistica invisa al grande Patriota. Il nazionalismo, come egli ebbe a dire è la degenerazione del Patriottismo.
    Mazzini amava parlare e scrivere, tuttavia era un attento e critico lettore e ascoltatore pronto ad imparare da ogni cosa fin dall’infanzia.
    Sarebbe bello, troppo bello che politici neopatrioti ed improvvisamente filomazziniani provassero a leggere ed ascoltare per provare a comprendere il messaggio di Mazzini, senza volerlo imporre nella loro insana interpretazione. Mazzini parlava di “Educazione”, la quale è un processo di condivisione, non di imposizione.

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