Ora salviamo la lingua italiana

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fonte Facebook

Ci troviamo a celebrare la morte. Quella di Dante, che è vita della Lingua, e quella della Lingua che è morte del significato. E lo dobbiamo fare con la graziosa carezza di psicotica irrazionalità che ci mangia l’anima, la lucidità e il pensiero critico di questi nostri giorni di infinito pandemico. Padre Dante, oggi, si ammazzerebbe. Non solo, e non tanto, per l’abuso di inglesismi in quell’italiano che, più di tutti, plasmò ammodernando l’antico, ufficializzandolo nelle sue opere, o per i congiuntivi lassativi di Di Maio, certamente, ma anche e soprattutto per la fine del senso della lingua. Diarrea linguistica? Ancor di più: battaglia semantica, che stiamo perdendo per conto del peggior globalismo, dell’esasperazione ideologica del progresso, di un mondo senza Dio, né confini, senza Patria, né storia, né Bellezza, castrato nella connessione con il volto dei propri padri. Ma ce ne rendiamo conto? Innaturali, prodotti del politicamente corretto, stiamo perdendo la battaglia semantica, la quale, per sua natura, non è un esercizio di stile, ma lo svilimento infame dei significati che conduce a una pericolosissima relatività da applicare a qualsiasi cosa si muova. Ridicola.

Quanto ci si può sentire fuori luogo e fuori senso nel dire “sindacA” o “avvocatA”? La grande mistificazione. Un’esasperante immigrazione? Una pacifica occasione di crescita e di tolleranza. Un contratto a tempo “determinatissimo”? La giusta occasione per fare esperienza. Il terrorismo islamico? Fratelli che sbagliano, ammesso che siano musulmani e non abbiano patologie psichiche. La repressione della libertà in nome della salute pubblica? Suvvia, la vita è un’eccezione. Un mercato del lavoro che ci rende solo numeri e mezzi di produzione? Il progresso deve avanzare, non sarà la pigrizia dei lavoratori a fermarlo, la dignità è in quello che riesci a consumare. Il sesso nelle mutande? Un pène o una vagina non possono definire chi sei. Salvare gli immigrati dalle acque e dimenticare le giovani coppie nazionali? Serve qualcuno che ripopoli questa terra senza figli. I confini, la cittadinanza? Questione di burocrazia oltre l’eterno Risorgimento che avete in testa. E la lista potrebbe continuare per molto. Salvare il senso per salvare la lingua. Salvare la lingua per salvare l’identità, per salvarci come uomini, anzitutto. Occorre una Vita nova.

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Emanuele Ricucci è nato a Roma il 23 aprile 1987. Lavora per la comunicazione di Vittorio Sgarbi, di cui è tra gli assistenti, ed è collaboratore per la comunicazione del Gruppo Misto Camera dei deputati (NI-U-C!-AC). Scrive di cultura per Libero Quotidiano, per Il Giornale e per il mensile CulturaIdentità. Ha scritto, tra gli altri, per Il Tempo e Candido, mensile di satira fondato nel 1945 da Giovannino Guareschi. È autore di satira ed è stato caporedattore de Il Giornale OFF, approfondimento culturale del sabato de Il Giornale e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Ha studiato Scienze Politiche e scritto cinque libri: Diario del Ritorno (Eclettica, Massa 2014, con prefazione di Marcello Veneziani), Il coraggio di essere ultraitaliani. Manifesto per una orgogliosa difesa dell’identità nazionale (edito da Il Giornale, Milano 2016, scritto con Antonio Rapisarda e Guerino Nuccio Bovalino), La Satira è una cosa seria (edito da Il Giornale, Milano 2017) e Torniamo Uomini. Contro chi ci vuole schiavi, per tornare sovrani di noi stessi (edito da Il Giornale, Milano 2017). Questi ultimi prodotti e distribuiti in allegato con Il Giornale. Antico Futuro. Richiami dell’origine (Edizioni Solfanelli, Chieti, 2018, scritto con Vitaldo Conte e Dalmazio Frau) e, da ultimo, Contro la Folla. Il tempo degli uomini sovrani (con critica introduttiva di Vittorio Sgarbi). Dal 2015 scrive anche sul suo blog Contraerea su ilgiornale.it. È stato direttore culturale del Centro Studi Ricerca “Il Leone” di Viterbo ed è attualmente responsabile dell'Organizzazione Nazionale di CulturaIdentità

19 Commenti

  1. Da, Salve Regina. …….Orsù dunque, avvocata nostra,
    rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
    E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
    il frutto benedetto del Tuo seno.

  2. Perché mai il brutto cacofonico AVVOCATA quando esiste il corretto e molto più gradevole AVVOCATESSA ? Le boldrinate sono spesso espressioni di CRETINISMO !

  3. Sarebbe veramente ora di smetterla con queste boldrinate del piffero. Ma non si vergona questa gentile signora a continuare ad offendere la cultura della nazione nella quale vive e alla quale afferma di essere così legata? O sono tutte bugie quelle che dice?
    Dott. Sallusti, la prego di pubblicare solo quello che veramente ci serve. Ormai di sciocchezze ne abbiamo veramente piene le tasche!

  4. E allora cos’è Mattarella, un ALTO FIGURO delle istituzioni?
    E allora io, camionisto, vado dal dentisto.
    boldrinate con la lettera minuscola.

  5. La Boldrini è solo servita alla massoneria per imprimere un altro passo verso la demolizione dell’ordine tradizionale. Certi mestieri erano riservati all’uomo per rispetto della sua naturale predisposizione, come quelli c.d. muliebri alle donne. Donne giudici ed avvocati oggi fanno solo danni, soprattutto quelle che si occupano di famiglia.
    C’era peraltro da sbellicarsi a sentire questa idiota.
    E il geometra allora ? Se maschio diremo geometro ?
    E l’ingenere ? Se femmina diremo ingegnera ?
    E il medico ? Se femmina diremo medica ?

    • da persona di sinistra condivido che queste cagate della Boldrini sarebbe ora che finiscano, ma il polically correct c’entra poco, c’entra di più la volontà di queste pseude femministe di trovare un audience per preservarsi il seggio e con queste cagate si creano la loro piccole cerchia adatta allo scopo

  6. In relazione agli articoli Alitalia: niente fila prima fila, c’è un disabile. Ma i posti sono per la Boldrini e il suo staff di Paolo Bracalini del 20 settembre 2018, Al posto di un disabile in aereo: così la Boldrini scarica le colpe di Sergio Rame del 20 settembre 2018, La Boldrini prova a difendersi ma sui social continua la polemica a firma redazione del 21 settembre 2018, Biglietto Alitalia. Boldrini: “Tutto falso”. Ma la compagnia risarcisce il passeggero di Luca Romano del 22 settembre 2018 e Per il posto soffiato alla Boldrini Alitalia rimborsa il cliente con 15 euro a firma Nadia Muratore del 22 settembre 2018, pubblicati sul quotidiano on line “Il Giornale.it” , in cui si dava conto di un presunto abuso nell’assegnazione di un posto di favore su un volo Alitalia all’on. Laura Boldrini, precisiamo che l’informazione si è rivelata non corretta e origina da una errata interpretazione delle fonti. Non era nostra intenzione offendere l’onorabilità e la reputazione della stessa. Diamo atto della precisazioni dell’on. Boldrini e ci rammarichiamo con l’interessata e con i lettori per il fatto che i titoli e gli articoli abbiano veicolato un messaggio diverso dalla realtà. (Il Giornale, 17 Dicembre 2020)

  7. I neologismi boldriniani sono stati solidamente inscatolati dalle donne (e dagli uomini) che non hanno cultura linguistica o che, semplicemente, non hanno argomenti per manifestare la propria spocchia. Il termine “Ministro”, per esempio, identifica un incarico e una mansione, ed è in quanto tale asessuato: p.e, Ministro della fede, Ministro di un dicastero o ministero, e così via. Stessa cosa per Avvocato, Sindaco, ecc. Rappresentano un ruolo, una mansione, e non sono aggettivabili. Così come “Angelo”, che certo nessuno convertirebbe in “Angela”. Per non parlare del cambiameto drastico di ruolo tra “Segretario” e “Segretaria”, o del passaggio brusco tra “Direttore” e “Direttrice”, che è una figura geometrica. E per finire, tra “Rettore” (di una università) e “Rettrice”, come si definisce l’ultima candidata a Rettore dell’Università di Bologna; declinazione inesatta quanto fuorviante.

  8. Il problema principale è uno soltanto: l’abolizione delle preferenze, ha determinato l’occupazione stabile in parlamento di personaggi, che se la loro candidatura fosse stata legata al voto di preferenza sulla scheda elettorale, sicuramente non avrebbero mai messo piede in parlamento e avremmo evitato di sentire tante stupidità e la promulgazione di leggi idiote che non rispettano il pensiero e gli interessi della maggioranza del popolo italiano.

  9. Sig. Guseppe il termine nella preghiera è giusto perché è nel caso un verbo sostantivato, ovvero siamo noi a parlare e ci rivolgiamo alla persona che invochiamo o avochiamo per cui come noto il verbo prende il genere maschile o femminile in quanto se fosse san Giuseppe diremmo correttamente avvocato nostro ecc…. ( https://unaparolaalgiorno.it/significato/avvocato )
    Ad esempio Il sindaco è la figura virtualmente asessuale derivata dal Greco e latino (gr. syn-diké) e giustificata anche dal fatto che nella stesura delle norme non si può scrivere ad esempio : ” è compito del sindaco/ca/gay; medico,ca,gay oppure idraulico/ca/cgay ??? perché non esprime una persona ma una figura istituzionale o professionale.

  10. Come contributo all’articolo mi permetto di citare una lettera che ho scritto il 13 luglio del 2015 al compianto Paolo Granzotto, che stava trattando l’argomento nella rubrica che teneva su Il Giornale: “Carissimo, visto che in periodo di calura estiva la sua attenzione si sposta dall’Italiano come cittadino all’italiano quale lingua, le chiedo di volgere la sua attenzione all’articolo odierno del suo collega Antonio Risolo.
    Ho fatto parte, negli anni ’50, degli equipaggi dei MAS e il suddetto articolo mi ha incuriosito e dopo aver appreso che l’azienda costruttrice dedita all’attività di refitting con esperti nel campo del wrapping con l’impiego di digital camouflage inoltre col pattern che colloca il roll cage e per concludere….l’azienda offrirà ai clienti un prodotto trailer made totalmente customizzabile.
    Ma il suo collega ha frequentato non l’Accademia della Crusca ma quella del trogolo?
    Necessita traduzione”
    Aggiungo un’osservazione: dopo questo scritto, in calce alle credenziali, mi si chiede:”Save my name, email, and…….” non proprio nella lingua di Dante. Un briciolino incoerente con quanto dottamente espresso nell’articolo.
    Non cala la mia affezione a CulturaIdentita’ per questo piccolo peccato veniale.

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