L’Emergenza va anticipata. È questo il cambio di passo che segna la nascita del nuovo Istituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (ICRI), voluto dal Ministero della Cultura Alessandro Giuli in risposta ai disastri climatici e sismici che negli ultimi anni hanno colpito duramente l’Italia.
Alluvioni, frane, incendi e terremoti, come quelli che stanno interessando la Sicilia, hanno devastato l’Abruzzo e l’Appennino centrale, hanno mostrato quanto il patrimonio culturale sia fragile se affrontato solo dopo i danni. Bisogna passare a prevenire, monitorare e intervenire prima che il rischio diventi perdita irreversibile.
A firmare il provvedimento è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha dato il via a una riforma strutturale destinata a cambiare il modo in cui l’Italia tutela chiese, palazzi storici, musei, archivi e siti archeologici. Lo slogan è dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione. “Rafforzare in modo strutturale la capacità di prevenire, monitorare e affrontare i rischi che minacciano il patrimonio culturale nazionale, alla luce dell’impatto dei cambiamenti climatici, degli eventi calamitosi e dell’esperienza maturata nella gestione delle emergenze sismiche degli ultimi anni.” È scritto nel comunicato ufficiale del Ministero della Cultura.
Il nuovo Istituto nasce quindi per non ripetere gli errori del passato. Dopo ogni terremoto – dall’Aquila 2009 fino al sisma del 2016 – si è intervenuti spesso in emergenza, con soluzioni temporanee. Ora l’obiettivo è rendere la tutela continua, ordinaria e stabile.
L’Istituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale avrà sede a Roma, sarà dotato di autonomia speciale e sarà incardinato nel Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero.
In pratica, l’ICRI si occuperà di:
- aggiornare e standardizzare la Carta del rischio del patrimonio culturale, fondamentale per sapere dove intervenire prima;
- monitorare i beni culturali esposti a terremoti, eventi climatici estremi e dissesto idrogeologico;
- sviluppare sistemi informativi avanzati e banche dati, utili anche nelle emergenze;
- promuovere innovazione tecnologica, applicata alla tutela del patrimonio;
- collaborare con Università e centri di ricerca, anche a livello internazionale.
Intento è anche quello di un maggiore coordinamento, quindi, non più spacchettamento delle spese. In un articolo di cultura identità del 23 gennaio 2024, avevamo affermato che la cultura della sicurezza deve essere ampliata in molti comparti e istituzioni, lo scambio di informazioni tra attori coinvolti nella conservazione ed enti istituzionali è di fondamentale importanza. Gli attori principali del soccorso come i Vigili del Fuoco che giornalmente lavorano su scenari emergenziali, come anche i Carabinieri devono avere un ruolo di primo piano nelle scelte strategiche sulla conservazione del patrimonio storico, artistico e architettonico del Paese, che come sappiamo tutti è uno dei più ricchi al mondo.
Quindi la nascita dell’ICRI manda un messaggio chiaro e in controtendenza: il patrimonio culturale italiano non può più essere salvato solo dopo una catastrofe. Deve essere difeso prima e in tanti abbiamo l’obbligo di farlo in primis coloro che sono nel campo della prevenzione e delle emergenze.


















