Potenza, quell’affascinante “città verticale”

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Il suo centro storico, scrigno di chiese d’epoca medioevale in bilico tra passato e presente

Città illustre per possanza, molto estesa e popolata, abbondante di viti e d’alberi e di campi coltivati”: così si racconta dell’antica Potenza nel Libro del re Ruggero (1883). La “città verticale” tesa a fissare lo sguardo costantemente verso l’alto ha il centro storico posto sull’altura più elevata e i quartieri moderni, a scendere, ad altitudini gradualmente inferiori. Con i suoi 819 metri di altezza sul livello del mare è il capoluogo di regione situato alla quota più elevata in Italia.

Potenza è anche la “Città delle cento scale”, in bilico fra passato e presente: ricordiamo la strategica installazione delle sue scalinate, le più lunghe d’Europa (si tratta del sistema di scale mobili secondo al mondo per estensione dopo quello di Tokyo). Una sorta di metropolitana in altezza che si inerpica nei diversi punti della città per collegare i rioni a valle del colle con il centro. Potenza è stata Città benemerita del Risorgimento nazionale nel 1898 e, più recentemente, nel 1980, ha avuto l’onorificenza della Medaglia d’oro al Merito Civile. “Il tempo divoratore non ha serbato che pochi avanzi di sì celebre città mediterranea dei Lucani; ma quelli che tuttavia rimangono, fan chiara testimonianza ch’ella esser doveva uno de’ più ragguardevoli e distinti luoghi dell’antica regione lucana”. Città di origine magno greca , il suo nome verosimilmente fu attribuito dai Greci che notando questa città, sulle sponde del fiume, diedero lo stesso nome attribuito anche al corso d’acqua “Potizo”.

In seguito, Potenza si trovò ad affrontare la guerra tra Romani e Sanniti, schierandosi con questi. La vendetta dei Romani fu spietata, ridotta a colonia militare. Successivamente subì le invasioni barbariche e infine, arrivarono i Normanni che unirono Potenza e tutta la Basilicata alla Calabria e alla Sicilia. Divenuta città vescovile, alla sua guida ci fu Gerardo da Piacenza, che dopo la morte fu santificato per poi divenire santo patrono della città. Porta San Giovanni, Porta San Gerardo e Porta San Luca sono le tre antiche entrate. Le Porte di accesso al centro storico ricco di edifici di culto risalenti all’epoca medievale, alcuni di questi sorti su preesistenti chiese paleocristiane. Tra questi, spicca in tutta la sua bellezza la Cattedrale di San Gerardo del XIII secolo. La chiesa conserva le spoglie del santo patrono, un’urna in argento e cristallo con le reliquie. Degno di nota anche il Museo Archeologico Nazionale della Basilicata Dinu Adamesteanu, all’interno del Palazzo Loffredo. Vetrina della complessa realtà archeologica di una regione che è stata luogo privilegiato dell’incontro tra genti di stirpe e culture diverse.

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