Senza cultura non c’è ripresa: Enac mercoledì scende in piazza

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Sono circa 359.500 gli enti del Terzo settore attivi in Italia con oltre 853mila dipendenti: numeri che ben descrivono un comparto in forte espansione che, secondo le rilevazioni dell’Istat, ha trovato terreno fertile in particolare al Sud, dove la crescita delle istituzioni no profit è stata doppia rispetto alla media nazionale. Nel contesto eterogeneo del Terzo settore spiccano le associazioni senza scopo di lucro, pari all’85% di tutti gli enti no profit registrati. Cultura, sport e coesione sociale sono gli ambiti principali in cui operano queste associazioni che nei contesti socio-economici più difficili trovano la loro principale ragione d’essere.

Tuttavia, proprio queste associazioni sono rimaste tagliate fuori da ogni tipo di “ristoro” nell’era Covid, invisibili – nonostante i grandi numeri – agli occhi dello Stato.

La locandina dell’iniziativa

In questo clima di abbandono da parte della politica è nata l’iniziativa promossa dall’Enac, l’Ente nazionale attività culturali: una manifestazione di protesta mercoledì 18 novembre in piazza  Montecitorio a Roma per chiedere al Governo di tutelare il mondo della cultura, dell’arte e del sociale. “Si tratta di ambiti vitali per il benessere delle persone e dovrebbero essere considerati di primaria importanza in un paese come l’Italia – spiega il presidente dell’Enac, Maurizio Abbate, alla guida dell’ente da quattro anni – Invece, abbiamo osservato una sempre più marcata disattenzione da parte dello Stato nei confronti della cultura e di tutte quelle realtà che cercano di portarla lì dove è più difficile che arrivi. La cultura non può essere appannaggio delle sole élite, c’è un mondo fatto di corsi di teatro per adulti e ragazzi, laboratori d’arte, e molto altro, che hanno dato un nuovo valore alla vita delle comunità cittadine, e i numeri di queste attività in tutto il Paese lo confermano”. La sola Enac conta più di 500 libere associazioni attive nell’ambito della cultura, dello sport, della musica, delle arti audiovisive, con progetti relativi alla formazione, alla disabilità, al bullismo, e anche in difesa dell’identità nostrana.

Il Fondo speciale per le piccole realtà associative e i Buoni della cultura sono gli strumenti individuati dall’Enac per la sopravvivenza e il rilancio del settore e saranno al centro della manifestazione presso Montecitorio che coinvolgerà gli associati romani.

Tra le proposte che mercoledì l’Enac presenterà durante la manifestazione c’è l’istituzione di un Fondo Speciale che permetta alle piccole realtà associative di sopravvivere: “Un grande ente ha personalità giuridica e i dirigenti sono stipendiati – chiarisce il numero uno di Enac –  ma nella maggior parte dei casi si tratta invece di realtà locali tenute in vita grazie alla passione di poche decine di persone che oggi rischiano di vedere vanificati anni di impegno sul territorio sia in termini morali, perché l’allontanamento prolungato dalla comunità crea disaffezione, sia in termini materiali, con la perdita della sede per cui non si può più pagare l’affitto o le spese. Con il Fondo vogliamo almeno garantire alle associazioni la permanenza sul loro territorio”.

L’attuale amministrazione politica è accusata da Enac e dagli operatori di aver poco valorizzato il patrimonio intellettuale e umano che l’Italia ha a disposizione, una tendenza che trova la perfetta incarnazione nella confusione tra cultura e turismo operata dal ministero retto da Dario Franceschini.  In un video molto contestato, pubblicato alla fine di ottobre sui social, il titolare del dicastero si è detto sorpreso dalle proteste seguite alla serrata dei musei e dei luoghi della cultura: “Forse non si è capito a che punto siamo, a marzo non ho registrato tante lamentele”, ha detto. Verrebbe da chiedersi se sia invece il ministro a non aver ben compreso l’impatto che una seconda – inaspettata – chiusura ha avuto sulle realtà che lavorano nell’ambito dell’aggregazione sociale e culturale. Disagi che rischiano di causare problemi anche più grandi della perdita della sede sociale, come sottolinea Abbate: “I membri dei consigli direttivi delle associazioni rischiano di essere gravemente colpiti, in qualità di responsabili in solido sono chiamati a rispondere dei debiti dell’ente con il loro patrimonio personale. Una situazione che rischia di esplodere in tutta la sua drammaticità se non ci sarà al più presto un’adeguata risposta da parte della politica”.

“Le associazioni – aggiunge il presidente Enac – pur muovendo un esiguo quantitativo di denaro costituiscono una certezza per migliaia di persone, ma serve il giusto sprone e una strategia di medio-lungo periodo perché il settore non muoia”, per questo l’associazione mercoledì proporrà di introdurre nel post Covid i Buoni della cultura: buoni che invoglino i cittadini  a partecipare alle attività culturali. “Senza questo tipo di incentivi – chiarisce Abbate – non sarà attuabile un vero rilancio per le realtà più piccole”.

La rabbia degli operatori delle associazioni socio-culturali è innescata proprio dalla scarsa lungimiranza del Governo, che si è speso in favore di iniziative come il bonus monopattino o con il Reddito di cittadinanza. È vero che il Reddito di cittadinanza ha ridotto le disuguaglianze tra le persone, come ha rilevato l’Inps nel suo ultimo rapporto, ma solo una persona su tre ha effettivamente trovato lavoro attraverso la rete dei centri per l’impiego. Il poverty gap, dopo un’apparente flessione, è quindi destinato ad allargarsi ulteriormente con la fine dell’erogazione di quella che avrebbe dovuto essere un volano per l’occupazione e i consumi e che si è rivelata invece una misura assistenziale estremamente costosa. “Si tratta di fondi – spiega Abbate – che avrebbero potuto essere investiti in cultura e coesione sociale, proprio per favorire l’inclusione di persone che vivono nei contesti più svantaggiati e che più di tutti gli altri hanno bisogno di essere avvicinate a questo mondo. Perché senza cultura non può esistere una vera ripresa”.

L’appuntamento per sostenere Enac è alle 10.30 in piazza Montecitorio, nel rispetto delle misure anti-contagio da Covid-19 e, si spera, senza pretestuose azioni di dispersione.

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