Un’alternativa culturale di libertà contro ed oltre il pensiero unico

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Photo by Ernie A. Stephens on Unsplash

Un tempo la Sinistra più o meno libertaria sosteneva la tesi di Voltaire (riferita dalla saggista Evelyn Beatrice Hall): “Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”. Da anni hanno parafrasato tutto ciò, trasformandolo: “Io combatto solo per la mia idea e te la impongo, costi quel che costi”. Una rivoluzione copernicana di fronte alla quale, bisogna ammetterlo, per una certa inerzia e subalternità delle controparti, non si è fornita una risposta adeguata. Anche per questo motivo, ad Ancona, ho organizzato – in qualità di responsabile del dipartimento regionale Cultura di Fratelli d’Italia – un’iniziativa dal tema: “Oltre la politica per una forte alternativa culturale di libertà contro il pensiero unico”, alla quale hanno preso parte autorevoli ospiti e relatori, fra i quali Edoardo Sylos Labini (Presidente e Direttore CulturaIdentità).

Sono tre gli aspetti che vorrei condividere. Il primo è la constatazione di come il pensiero unico sia ammantato di buone maniere, finta gentilezza ed educazione che, di fatto, accentuano la caratteristica persuasiva, determinando uno stato di subalternità nell’interlocutore. Insomma, per dirla fuori dai denti, cercano di sottometterti psicologicamente. In realtà è un pensiero totalitario, assoluto ed arrogante. Il secondo aspetto, legato al primo, è far sentire l’altro inferiore in quanto appartenente a una minoranza ignorante ed impresentabile. Dunque, una sindrome di accerchiamento che crea e determina isolamento e complesso di inferiorità. Infine, il terzo aspetto – da utilizzare solo in caso ci si trovi d’innanzi a persone di alta statura morale e culturale non contestabile – piegarne la volontà attraverso le regole e instaurando, di fatto, una sorta di “dittatura delle regole”, teorizzata dal prof. Andrea Simoncini (Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Firenze). Tutto viene normato e reso obbligatorio in funzione del politicamente corretto affinché chi non la pensa come la massa sottomessa non possa far altro che comunque adeguarsi, obtorto collo.

Come reagire? Non esiste, purtroppo, una ricetta unica. Ma certamente, occorre avere una grande capacità di reazione, di resilienza, per poter fronteggiare gli attacchi sistematici, che sono portati avanti per imporre la linea di pensiero dominante, e uscire dal coro, forti delle proprie posizioni. La drammatizzazione eclatante dei casi limite, chiamiamoli di scuola, per fare testimonianza. È giunto, ora, il momento di cambiare registro e contribuire, attraverso iniziative formative come quella organizzata ad Ancona, a proporre una strada alternativa, declinando i nostri valori di cui certo non ci vergogniamo.

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