Da Giovanni Lanza a Natale Palli, ecco i patrioti del Monferrato

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(fonte wikipedia)

Un asse. La coscienza che abbiamo della nostra storia si gioca sul filo di un asse. Sacrificarsi o ritirarsi? Sotterrarsi o volare? Ambire o crepare? Non è facile camminare sulla sottile decisione che cambiando il verso della propria vita, muta il significato della storia. Sia Giovanni Lanza che Natale Palli camminavano sull’asse, con un piede che fa da contrappeso all’altro, con un atto che è insieme sacrificio e leggenda.

Sudare, sentire. Non cadere, occorre arrivare dall’altro lato della lunga pertica stretta, per compiere la missione. Mica facile, pensate alla miseria dell’oggi che esce dalla sua rasserenante tana solo nel preciso momento in cui la gratificazione istantanea nella totale assenza di dolore, costringe a muoversi per nutrire le proprie, personali, necessità di sopravvivenza e realizzazione. Ci ritroviamo in questa confortevole e scomoda nicchia a parlare di patrioti, proprio nei giorni in cui CulturaIdentità dedica a essi un intero festival. Dedicarsi la vita dedicandola a ciò che di più alto esiste. In alto, sempre più in alto, come Palli, fino a sfiorare Dio, canterebbe Renato Zero, con un aereo sopra Vienna, seduto tra il genio e la morte, con affianco la storia.

O come Giovanni Lanza. Due che hanno ben compreso ciò che, volutamente, sfugge oggi: la Patria non va solo difesa e onorata, va proseguita, va alimentata. Qualsiasi atto fondativo che racchiude il destino di una gente, altrimenti, sfuma e sfiorisce, si perde nel tempo che avanza e impolvera il significato, asciuga il sangue lasciando una macchia, modernizza gli orizzonti, li trasfigura, li opacizza, allenta la vibrazione, la spegne, e lascia, nei giorni del ricordo del grande sacrificio di altri, di padri e fratelli, compiuto cento o duecento anni prima, un senso di muffa, di celebrazione museale, per pochi. Giovanni Lanza e Natale Palli, due patrioti di Casale Monferrato, la città che ospita il nostro festival. Il primo, politico illuminato tra i padri fondatori dell’Italia unita. Deputato, ministro e Presidente del Consiglio del Regno. Fu Lanza a spostare la capitale d’Italia a Roma, a cominciare il processo di regolamentazione dei rapporti tra Stato e Chiesa e, nel corso del suo governo, avvenne la Breccia di Porta Pia, atto che, possiamo dire, concluse il processo risorgimentale. Coraggio e visione. Natale Palli, capitano, esperto aviere, plurimedagliato, contrariamente, visse in trincea la sua esistenza migliore.

Fu lui a pilotare lo SVA biposto che ospitava D’Annunzio nel “folle volo” sopra Vienna, ricoperta da una pioggia di manifestini tricolore. Era il 9 agosto 1918. Morì ventiquattrenne, sul Mont Pourri, assiderato, dopo un atterraggio di fortuna. Due esempi. Hic et nunc. Proseguire la Patria per offrirle il senso nonostante le storture del tempo che scorre, per rafforzare e rendere ancora vivo il significato della fondazione, capace di superare gli uomini e le loro scoperte, le loro beghe, i loro capricci, il loro spaesante senso di essere cittadini del mondo, ovunque connessi e presenti, uguali e indistinguibili. Ecco ciò che muove il festival di CulturaIdentità.

Lo stesso che si rinnova nelle parole di Gabriele D’Annunzio che il 27 marzo 1919 piangeva Natale Palli, passato oltre: “Popolo di Casale, il suo feretro per noi non è oggi nel mezzo della città dolorosa, ma è nel centro dell’antica cittadella fedele. Intorno a lui oggi si ricementa la cittadella dei Gonzaga con i suoi bei baluardi, con le sue cortine e le sue fosse e con nelle fosse il sangue di tutti i suoi asceti”. Hic et nunc, tutto il significato, lo ieri e l’oggi. Da Palli, ai Gonzaga. Non il dolore che giunge e scompare dopo aver toccato un picco, ma la cittadella fedele che prosegue. Fedele. Presente. Animata e animatrice. Quella in cui la morte è la generazione della vita, poiché capace, come Cristo, di andare avanti per chi rimane e diventare esempio. Sestante.

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Emanuele Ricucci
Emanuele Ricucci è nato a Roma il 23 aprile 1987. Lavora per la comunicazione di Vittorio Sgarbi, di cui è tra gli assistenti, ed è collaboratore per la comunicazione del Gruppo Misto Camera dei deputati (NI-U-C!-AC). Scrive di cultura per Libero Quotidiano, per Il Giornale e per il mensile CulturaIdentità. Ha scritto, tra gli altri, per Il Tempo e Candido, mensile di satira fondato nel 1945 da Giovannino Guareschi. È autore di satira ed è stato caporedattore de Il Giornale OFF, approfondimento culturale del sabato de Il Giornale e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Ha studiato Scienze Politiche e scritto cinque libri: Diario del Ritorno (Eclettica, Massa 2014, con prefazione di Marcello Veneziani), Il coraggio di essere ultraitaliani. Manifesto per una orgogliosa difesa dell’identità nazionale (edito da Il Giornale, Milano 2016, scritto con Antonio Rapisarda e Guerino Nuccio Bovalino), La Satira è una cosa seria (edito da Il Giornale, Milano 2017) e Torniamo Uomini. Contro chi ci vuole schiavi, per tornare sovrani di noi stessi (edito da Il Giornale, Milano 2017). Questi ultimi prodotti e distribuiti in allegato con Il Giornale. Antico Futuro. Richiami dell’origine (Edizioni Solfanelli, Chieti, 2018, scritto con Vitaldo Conte e Dalmazio Frau) e, da ultimo, Contro la Folla. Il tempo degli uomini sovrani (con critica introduttiva di Vittorio Sgarbi). Dal 2015 scrive anche sul suo blog Contraerea su ilgiornale.it. È stato direttore culturale del Centro Studi Ricerca “Il Leone” di Viterbo ed è attualmente responsabile dell'Organizzazione Nazionale di CulturaIdentità

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