Ecco perché l’Occidente è un mortorio di anime liquide

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Sono passati esattamente 337 anni dall’ultima volta in cui Vienna, il salotto d’Europa, si è ritrovata assediata dalle forze ottomane. Di certo è ad oggi improponibile un paragone tra gli eserciti di Kara Mustafa Pascià e le sparute cellule terroristiche presenti sull’odierno territorio europeo. Il vile attacco compiuto due giorni fa al centro di Vienna deve farci riflettere su un messaggio in particolare, il quale è stato volutamente lanciato dall’Isis, ma in modo criptato. Vienna, testé definita  come il salotto d’Europa, celebre capitale di uno degli imperi più potenti e famosi della storia moderna, meta della nobiltà – e non solo – della Mitteleuropa fino allo scioglimento dell’Impero dopo la pace di Versailles; è dunque il simbolo della civiltà occidentale e ciò spiega il motivo dell’attacco da parte dei terroristi islamici.

Altresì non bisogna dimenticare come Vienna non sia stata l’unica capitale vittima di un vile attentato, difatti – com’è tristemente noto – anche Parigi, nel lontano 2015, è stata colpita da un vero e proprio attacco che ha lasciato dietro di sé una scia di sangue ben più grande rispetto a quella dei fatti di Vienna.

Anche Berlino, ormai ridotta a metropoli in totale ristrutturazione post 1989, venne barbaramente colpita da un attentato terroristico presso uno dei rinomati mercatini natalizi tipici delle nostre tradizioni.

Ordunque tutte le capitali precedentemente elencate sono unite da un filo conduttore che trova le sue origini nella storia moderna.

Dopo la guerra dei Trent’anni, che aveva svuotato d’importanza la corona imperiale, Vienna aveva riunito i possedimenti ereditari asburgici la Boemia e l’Ungheria; e stava cercando di unificare in un unico sistema statale tutte quelle differenti realtà.

Lo stesso avvenne a Berlino, dove grazie al ruolo svolto nella guerra di Successione spagnola, l’elettore di Brandeburgo ottenne il riconoscimento della qualifica di re di Prussia, il ducato tedesco isolato fra Polonia e Lituania, non vassallo, perché esterno ai confini dell’Impero. L’Austria e la Prussia divennero due grandi potenze in certo senso nuove, poiché iniziarono a tralasciare certi annosi intralci provenienti dai poteri forti ecclesiastici e nobiliari.

La crescita dell’assolutismo permise di rafforzare la principale identità della politica europea. L’identità europea razionalista e istituzionalista si rivelò vincente in confronto alla semplicità barbarica del dispotismo turco.

Altresì, proprio a causa dell’abbassamento della nobiltà ungherese dopo l’unificazione compiuta da Ferdinando III, gli stessi magnati magiari alcune volte non esitarono a preferire il tollerante e caotico Impero ottomano, padrone, dalla battaglia di Mohàcs di più della metà del paese.

Con questa strana alleanza che si venne a formare, seppur in forma latente, il maggior successo politico e militare austriaco fu proprio quello di spezzare la potenza ottomana. O, meglio ancora, raccogliere i frutti del suo inesorabile declino. I turchi arrivarono ad assediare Vienna una seconda volta nel 1683, come all’epoca di Mohàcs, ma furono respinti da una coalizione comprendente la Polonia, la Russia e Venezia. Qualche anno dopo furono sconfitti dal principe Eugenio, e costretti dal Trattato di Carlowitz del 1699 a ritirarsi dall’Ungheria e dalla Transilvania, dal Mar d’Azov e dal Peloponneso.

L’Austria ottenne il ruolo di protettrice dei sudditi ottomani cattolici.

Si instaurava così una permanente ingerenza delle potenze europee cristiane negli affari interni dell’Impero turco, nonché una presunzione di superiorità dei cristiani sui musulmani. Col tempo l’ingerenza si sarebbe aggravata; gli europei sarebbero stabilmente intervenuti a difesa delle minoranze cristiane, e in un paio di secoli avrebbero smembrato quell’immenso impero.

Il declino turco si fece inarrestabile. Ma dalle macerie di quello che fu l’Impero ottomano, praticamente 102 anni dopo sta per nascere una sorta di “nuovo sultanato” con a capo Erdogan.

Le sue schiere sono differenti rispetto a quelle che hanno combattuto a Vienna, sia per armamento che per nazionalità e modi di guerreggiare. Si tratta difatti di lupi solitari, migranti e non residenti, i quali si radicalizzano su internet e colpiranno ancora l’Europa.

Ad oggi si colpiscono i singoli soggetti per punire chi ha disonorato Maometto e ciò attira inevitabilmente le simpatie del mondo islamico. Uccidere un centinaio di innocenti è un atto deplorevole, mentre uccidere degli infedeli colpevoli di blasfemia può attirare consensi anche da chi non è integralista.

È questa la forza di Erdogan, il quale osserva e agisce sottobanco, quasi sornione. Prima Santa Sofia, adesso Vienna.

L’Islam non dimentica nulla di ciò che è avvenuto nella storia che sempre più raramente si studia con la necessaria attenzione all’interno dei nostri licei.

Per la storiografia islamica, le Crociate sono un evento “banale”, ma che valgono la pena di essere ricordate. Difatti ricordate il discorso dello stramorto al-Baghdadi subito dopo l’attentato al Bataclan? Egli stesso disse testuali parole: “Vogliamo vendicare le Crociate”.

Vienna è quindi la città perfetta per lanciare un messaggio ad un Occidente in fase di stasi a causa del Covid-19.

Quel mortorio di anime liquide qual è l’Occidente si è appena ritrovato – nuovamente – la guerra in casa. I governi continuano ad indebolire gli Stati, volenti o nolenti, e le radici identitarie si stanno estinguendo. Volendo parafrasare François-René de Chateaubriand: gli dei se ne sono andati già da tempo.

La società europea si trova di fronte ad un bivio: o riprende in mano la tradizione di ciò che è stata, o perirà sotto i colpi di un nuovo paradigma di civiltà che avanza: l’Islam di Erdogan.

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