Enrico Michetti: “Rilanciare l’asse Centro-Lido con grandi eventi culturali”

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Ph Enrico Michetti profilo ufficiale FB

Mentre a Roma la sinistra pensa ai soliti red carpet, il candidato del centrodestra dà voce ai quartieri

La Sinistra si fa vanto di essere il “partito della cultura”. Già, ma quale? Soprattutto negli anni di Veltroni sindaco, essa aveva eletto Roma a vetrina di cosa intendesse con questo concetto. Un’idea patinata, glamour, superficiale, da copertina di rotocalco, un’idea “anni Ottanta” – e chi scrive è un estimatore di quel decennio. Ciò andò di pari passo con la trasformazione della Capitale, o per meglio dire del suo centro storico, in un “non luogo”, via di mezzo tra divertimentificio (la “movida”), shopping center diffuso, Disneyland per turisti e museo cimitero, per dirla con Marinetti. Un po’ come altre capitali europee ma, nel caso di una città destinale come Roma, ciò ferisce ancora di più. Gualtieri ovviamente si pone in continuità con questa storia e magari con i soldi del piano europeo sai quante belle Notti bianche e quante Feste Del Cinema (rigorosamente controllate dagli intellettuali organici del Pd) si potranno organizzare. Ben diversa è l’idea di cultura che propone il candidato del centro-destra Enrico Michetti. Un Progetto che tenga conto della specificità di Roma e che non la usi semplicemente come sfondo scenografico patinato. Il turismo certo, secondo la vieta metafora del “petrolio d’Italia”. Ma oggi, soprattutto dopo il Covid, quello a Roma è povero, estemporaneo, fugace: divora la città senza dare nulla, o pochissimo. Quindi pare ottima la proposta lanciata da Edoardo Sylos Labini e ripresa da Michetti, ribadita anche in un’intervista sul numero in edicola di CulturaIdentità, di un Festival Internazionale del Mediterraneo, partendo dal mito di Enea, “per riscoprire la nascita di Roma, culla dell’Occidente”, “raccontando Roma ai turisti con una serie di eventi che creano circuito tra loro”. Da qui anche l’idea di riscoprire la vocazione marittima dell’Urbe: il mare non è lontano, gli antichi sapevano bene che Roma era una città portuale, sia pure sui generis, e divenne grande anche per questo. Poi con i secoli questa vocazione è andata perdendosi e neppure è stata ripresa negli anni dell’Italia unita. Anche qui, Michetti Propone di “recuperare l’asse centro-lido valorizzando le campagne intorno”. Di nuovo attraverso la dimensione culturale, “una serie di grandi eventi culturali in moda da unire il mare all’Urbe”. Sono tutte proposte in cui si valorizzano anche culturalmente le periferie. Ogni municipio, e non solo il centro, possiede infatti una propria storicità, spesso già risalente all’antichità, con monumenti poco valorizzati da un’impostazione che nei decenni ha fatto prevalere l’attenzione verso il patrimonio concentrato nel centro storico. E sono proposte con una immediata ricaduta produttiva non solo verso le grandi catene internazionali, interlocutrici preferire delle giunte di sinistra, ma anche nei confronti delle piccole e medie aziende romane e laziali: un brand di Roma che deve essere loro d’aiuto. Insomma, si può ironizzare finché si vuole sul mito di Roma evocato da Michetti. Ma il mito della sinistra qual è? Togliatti, il movimento operaio, piazza San Giovanni, i funerali di Berlinguer, al massimo scendono fino alla Repubblica romana del 1848. Tutto il resto è solo materiale da sfruttamento commerciale. Solo i conservatori, solo il centro destra, sanno invece che il mito di Roma, dall’antichità a oggi, passando per il Rinascimento, il Barocco, l’età Umbertina ma anche il razionalismo anni Trenta, è qualcosa di vivo. Da trasmettere.

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