Ma quali centristi, Calenda & c. pensano solo alla poltrona

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“Questa coalizione sta diventando una roba improponibile: ci facciamo ridere dietro”. E poi in un video: “Se la risposta sarà no, allora caro Enrico Letta la responsabilità della rottura sarà interamente tua”. Quindi no, un fermissimo no alle ammucchiate. Così parlò Carlo Calenda. “Ma teniamo aperta la porta al dialogo”. Giusto, non si sa mai. Era una telenovela che francamente non se la filava nessuno quella fra il leader di Azione e il segretario dem, una soap opera che aveva stancato ancor prima di iniziare (sui social, ormai la comunicazione politica la fanno così), poi i due si son visti faccia a faccia e..miracolo! Habemus papam, si son messi d’accordo, hanno raggiunto la quadra, al Pd il 70% dei candidati, ad Azione e il partito snob + Europa 30%. Ma al cittadino importa veramente tanto di queste alchimie partitiche che nulla hanno a che fare con i problemi veri della vita quotidiana degli italiani? E il programma? Non pervenuto, c’era da imbullonarsi alla poltrona. Perfino Conte se n’è accorto: “In bocca al lupo alla grande ammucchiata”. E a proposito di fratelli coltelli nell’ex area 5Stelle, c’è pure Di Maio che ha lanciato Impegno Civico con l’onnipresente Tabacci proveniente direttamente dall’era democristiana/mesozoica. Aveva ragione Edoardo Sylos Labini direttore di CulturaIdentità, che una settimana fa ospite di Rai News 24 paventava le prove tecniche per la grande ammucchiata, perché le manovre di palazzo non vanno mai in vacanza: “L’agenda centrista non è credibile”, diceva il direttore di CulturaIdentità, “dalla caduta della Democrazia Cristiana si cerca di andare nel cosiddetto Centro (che non esiste) solo per avere un posto in Parlamento. Praticamente un ufficio di collocamento più che un partito”.

1 commento

  1. A parte e nonostante la confusione totale che regna in quell’area centrista con sguardo sul cortile Pd (già Pds, Ps, Pci), “Correre, non correre”, e, soprattutto, con chi correre, è il tema pressante di questi giorni in politica. E il gentleman “Draghi ha fatto gli auguri a tutti quelli che fanno campagna elettorale, affinché si avverino i loro sogni”, tranne, ovviamente, a chi è candidato nei seggi blindati, la cui elezione è certa. Ma questo era sottinteso. Con la Costituzione più bella del mondo a fare da guida, insomma, non poteva che venirne fuori una legge elettorale in assoluto più bella del mondo. La prova regina, inespugnabile, è che dopo essere uscito dalla cabina elettorale più riservata del mondo, nel senso che non ci sono spifferi che disturbano la scelta del partito e del candidato, né la ripresa sul cellulare della scheda da mostrare al galoppino che ha promesso mari e monti, a conti fatti, uno non sa per quale partito ha votato. Né per quale candidato. Dipendendo dal frullato che ne verrà fuori la scelta dell’uno e dell’altro. E questo, ovviamente, al netto della cernita comparativa che gli scrutinatori potrebbero, con rigore ideologico e mano lesta, esercitare. Poiché quello “con cui ci apprestiamo ad andare a votare”, e sul concetto che segue c’è unanimità di consensi, “È un sistema elettorale dagli effetti un po’ strani e dai risvolti a volte paradossali”. Come, appunto, i seggi blindati, poiché sono un’alterazione competitiva. E quindi anticostituzionale. Ineccepibilmente anticostituzionale.

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