Ora basta con questo assurdo green pass

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Un regime schizoide. Da una parte ammettono in coro che il greenpass è assurdo, dall’altra vogliono tenerlo a vita: “Per dare una prova di forza”, dicono. Davvero? Ma chi, come me, ha girato per Roma nelle scorse ore senza il lasciapassare puntiforme ha scoperto cosa volesse dire essere un sottouomo durante le leggi razziali: giri, giri e rimbalzi fuori dai caffè, dalle pizzerie, puoi anche morire di fame, la faccia incollata a un vetro, ma non ti fanno passare. Perfino le commesse cinesi, che è tutto dire. Fino a che qualche anima buona non si muove a compassione e ti lascia portare almeno un cappuccio con briosche al tavolino di fuori. E non sei un novax lunatico, sei uno che si è sparato due dosi, ci è stato da schifo e non si è fidato a insistere.

La prova di forza provoca disperazione e discriminazione, ogni due o tre giorni c’è uno che si dà fuoco ma basta non parlarne, concentrarsi su Achille Lauro, anche il papa tanghèro, amante della milonga, va da Fazio a parlare dei discriminati della terra, giustissimo, ma quelli che ha intorno non li vede, non li nomina. E sono perseguitati politici, né più né meno. In novanta su cento sono vaccinati, ma i contagi restano quelli di un anno fa e tre dosi non servono, non bastano: lo stato etico obbliga a un rimedio che andava bene, se andava, per i ceppi di prima, che non ci sono più, ma risulta completamente inutile per la variante attuale: il generale con la penna, Figliuolo, se ne vanta e dice: sì, però i cinquantenni che sgarrano dovranno sottoporsi, con le buone o le cattive. Un successo!

No, il greenpass che di verde ha solo la bile di chi lo subisce e di chi non lo accetta, non lo toglieranno, gli serve a tracciare, a incrociare i dati sanitari con quelli fiscali, questo l’abbiamo capito. E a una “prova di forza”, per dire prova di regime, dimostrazione che il regime è ancora vivo per quanto fatiscente. È l’arma di ricatto di un potere di tutti contro tutti nella notte dei lunghi coltelli. Ma finirà all’italiana, endemico, sottotraccia, impercettibile come la app Immuni.

In realtà, i rumors riferiscono di altre schizofrenie, altre impasse dalle parti di Palazzo Chigi: non possono rimangiarselo così, sarebbe l’ammissione di una disfatta annunciata, ma non sanno neppure come giustificarlo in un mondo che ne fa a meno; se lo tolgono, si incazzano i trenta o quaranta milioni che se lo sono sorbito a forza di siringhe, se lo tengono si infuriano gli 8 milioni che non l’hanno mai accettato. Davvero un capolavoro. Intanto le botteghe chiudono, bar e ritrovi si svuotano, trecentomila attività morte nel 2020, di più nel 2021, una economia residuale, di guerra, le grandi filiere industriali allo sfascio, i pochi complessi produttivi che fin qui hanno retto pronti a gettare la spugna con bollette rincarate del mille percento in un anno. E l’inflazione al 4%, e lo spread che continua a salire anche se non bisogna dirlo, e le disdette dal turismo mondiale, due anni di repressione, di restrizioni completamente inutili ma micidiali, e i progetti da presentare all’Europa ancora al palo, e i miliardi del piano di resilienza, già opzionati dai partiti, che evaporano, la proroga al 2030 sarà impossibile da ottenere e Draghi sta pensando a come filarsela. I Locatelli, i Ricciardi, gli Speranza sognano nuovi colori per le regioni, sognano lo stato di emergenza perenne e il greenpass organico: c’è da capirli, è tutta manovalanza che se finisce lo stato d’isteria, resta del tutto priva di sovvenzioni; lo stesso per i virologi che sono peggio della parodia di Checco Zalone, e lo stesso per opinionari e intrattenitori da bordello televisivo. Lo scollamento è totale, l’irresponsabilità inaudita.

Mai, neppure sotto gli anni di piombo, si era assistito ad un simile sbando istituzionale, a una perdita così sbracata di autorevolezza in tutte le espressioni del potere, ad una irresponsabilità perfino compiaciuta, al limite della provocazione. Decidiamoci una buona volta a dire basta, o restiamo all’eterno reality che frulla insieme Mahmood, Mattarella, Bergoglio, Fazio, Burioni, Saviano, Fiorello, Drusilla e tutto il presepe. Che facciamo? Cominciamo a ragionare, a risentirci liberi dentro, liberi di decidere, di dire “grazie, no”, di vivere o persistiamo a sperare, in cosa nessuno lo sa? Oppure, chissà, ci basta accomodarci nella bara, muniti di greenpass.

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