Paura della Patria, malattia intellettuale che diventa paura della cultura

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Esiste una grave patologia intellettuale i cui sintomi sono una rabbia repressa verso la propria “casa” e un rifiuto profondo verso la propria nazione. Si chiama oicofobia, dal greco “oikos” che vuol dire casa e “fobia” ovvero paura. Ecco paura della propria casa. Sembrerà strano ma c’è chi ne soffre, sono gli oicofobi ci spiega Spartaco Pupo, politologo e autore del saggio “Oicofobia – il ripudio della nazione” che, non a caso, ha come copertina la Gioconda di Leonardo in atto suicida.

L’oicofobia è il rinnegamento della nazione da parte di chi promuove l’ingannevole ripudio della nostra identità per liberarci da quelle radici – a detta loro – minacciose per la libertà senza confini. E allora nel mirino finiscono le statue, le persone, l’arte, la cultura, il pensiero politicamente scorretto, il nostro passato che tanto li tormenta, un vero e proprio boicottaggio dove anche l’accoglienza diventa l’escamotage per compromettere l’identità nazionale e rinnegare le proprie radici e tradizioni.

Spartaco Pupo, esperto di filosofia, con il suo saggio decide di compiere così un gesto coraggioso, conservatore e rivoluzionario: provare ad essere in controtendenza rispetto alla massa. Un atto di responsabilità, il suo, di difesa, verso ciò che viene continuamente minato ma che resiste e perpetua: la Patria, perché sono proprio quelle radici che, pur tenendoci ben saldi a terra, ci consentono di volare ma con la consapevolezza di ciò che siamo e da dove veniamo.

E invece no, gli oicofobi – rammenta Pupo – ci vorrebbero come sonnambuli, incapaci di reagire pur facendo, incapaci di dare una dimensione a ciò che ci circonda, a ciò che ci riguarda, a ciò che è nostro. Inermi come zombi, tutti uguali, nessuno escluso. Ci vorrebbero diseredare delle nostre convinzioni più profonde, di quella fiammella che tiene acceso il senso di appartenenza alla nostra terra e a ciò che ci appartiene, di quell’istinto di aggrapparci a ciò che amiamo per proteggerlo da degrado e violenza, come soleva affermare Scruton.

La nazione invece – precisa Pupo – è un potente deterrente contro le minacce tanto dell’anarchia quanto del dispotismo.

La soluzione in via definitiva all’Oicofobia, madre indiscussa della cancel culture, non potrebbe essere altro che l’amore verso le proprie radici ma non un amore inconsistente o platonico. Al contrario, un amore reale, carnale, viscerale. Quell’amore incondizionato per la nostra nazione insomma, che ci consente di preservare la bellezza e la grandezza.

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