A Civita di Bagnoregio per riscoprire la nostra bella Italia

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L’avventuroso vagare di CulturaIdentità ci ha portato a fare tappa, nel numero di questo mese in edicola da ieri, a Civita di Bagnoregio, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il nostro sveglio incedere s’arresta, stavolta, nella Tuscia viterbese, rocciosa e millenaria terra di sprechi e di cose meravigliose, di santi e di Papi – qui si svolse il primo conclave della storia -, di etruschi, poi di consoli romani, di longobardi e di bizantini, di Orsini, di Borgia – a Nepi dove Lucrezia fu duchessa – e di Farnese, in cui videro la luce i prodromi del potere temporale della Chiesa – il Patrimonio Sanctii Petri che vide Sutri entrare nella storia. S’intrecciano qui assieme a castelli, torri – ve ne sono a centinaia, compresa quella in cui soggiornò PierPaolo Pasolini, a Chia, non lontana da Bomarzo, in cui prospera la visione di Vicino Orsini, ideatore del Parco dei Mostri -, anfiteatri romani, bastioni celebrati dal Vasari, boschi impervi che, si dice, terrorizzarono le legioni di Roma, come scrisse Tito Livio, un antichissimo mitreo, come quello sutrino e il quartiere medievale meglio conservato d’Europa, come quello di Viterbo. Tuscia terra di una Santa portata a spalla da cento uomini sulla punta di un campanile alto trenta metri, luogo contrapposto al non luogo, in cui Bellezza, Natura e Assoluto si saldano rinnovando un patto antichissimo tra l’uomo e il genius loci, perfetta eredità del Rinascimento.

Ci siamo fermati qui perché avevamo bisogno di capire se esistesse ancora un posto nel mondo in cui riposare la nostra anima di italiani, un angulus ridet oraziano in cui ancora l’identità che ci ha formato resiste e, anzi, viene messa a frutto. Luoghi ancora non stuprati dalle pretese di un mondo schifosamente globale, costretto a ingoiare i crismi del progresso sfrenato, senza Dio né Patria, senza confine ed eternamente migrante. Ed ecco affacciarsi alla nostra vista Civita di Bagnoregio, Sutri e i borghi, che sono il senso più profondo d’Italia e del titolo del nostro numero di ottobre, La Rete delle Città Identitarie, che oggi celebriamo a Bagnoregio in un dibattito vivo che fugge da ogni vuota retorica: la Bellezza può diventare ricchezza? E su questo orizzonte, nel nuovo numero di CulturaIdentità in edicola, troverete il direttore Alessandro Sansoni che ci ricorda come la forza dell’Italia sia nella provincia, Vittorio Sgarbi che ci racconta la rivoluzione culturale di Sutri, Marcello Veneziani che richiama alla coesione nella nuova lega dei comuni identitari e molti altri articoli di qualità, con l’approfondimento sulle regioni italiane che ci svelano il senso e la bellezza dei borghi.

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Emanuele Ricucci è nato a Roma il 23 aprile 1987. Lavora per la comunicazione di Vittorio Sgarbi, di cui è tra gli assistenti, ed è collaboratore per la comunicazione del Gruppo Misto Camera dei deputati (NI-U-C!-AC). Scrive di cultura per Libero Quotidiano, per Il Giornale e per il mensile CulturaIdentità. Ha scritto, tra gli altri, per Il Tempo e Candido, mensile di satira fondato nel 1945 da Giovannino Guareschi. È autore di satira ed è stato caporedattore de Il Giornale OFF, approfondimento culturale del sabato de Il Giornale e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Ha studiato Scienze Politiche e scritto cinque libri: Diario del Ritorno (Eclettica, Massa 2014, con prefazione di Marcello Veneziani), Il coraggio di essere ultraitaliani. Manifesto per una orgogliosa difesa dell’identità nazionale (edito da Il Giornale, Milano 2016, scritto con Antonio Rapisarda e Guerino Nuccio Bovalino), La Satira è una cosa seria (edito da Il Giornale, Milano 2017) e Torniamo Uomini. Contro chi ci vuole schiavi, per tornare sovrani di noi stessi (edito da Il Giornale, Milano 2017). Questi ultimi prodotti e distribuiti in allegato con Il Giornale. Antico Futuro. Richiami dell’origine (Edizioni Solfanelli, Chieti, 2018, scritto con Vitaldo Conte e Dalmazio Frau) e, da ultimo, Contro la Folla. Il tempo degli uomini sovrani (con critica introduttiva di Vittorio Sgarbi). Dal 2015 scrive anche sul suo blog Contraerea su ilgiornale.it. È stato direttore culturale del Centro Studi Ricerca “Il Leone” di Viterbo ed è attualmente responsabile dell'Organizzazione Nazionale di CulturaIdentità

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