A San Siro Mancini tiene in mano un pallone insanguinato

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foto press office aleXandro Palumbo

Poi dice che l’arte è solo intrattenimento e prosecchino alle inaugurazioni. Vi avevamo già parlato di aleXsandro Palombo e del suo Cav in via Volturno 34 a Milano (lo stabile dove il fondatore di Forza Italia era nato e cresciuto) e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la leader del PD Elly Schlein incinta. Se l’arte è in grado di far discutere bene ma, se oltre alla favella, stimola una riflessione su certe incongruenze dell’attualità, allora è anche meglio: si dice che lo sport, come la cultura, dovrebbe unire anziché dividere e questo è, o dovrebbe essere, verissimo soprattutto nello sport nazionale, cioè il calcio. Ma se il beneamato pallone gronda sangue? Un passo indietro: come i ben informati sanno, da questa estate Roberto Mancini è il nuovo ct dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman lo aveva voluto per la sua Nazionale (informazione di servizio: l’ex ct azzurro guadagnerà qualcosa tipo 18-20 milioni all’anno più bonus, con l’obiettivo della qualificazione ai Mondiali 2026). E fin qui niente di male, business as usual come dicono oltre Oceano e anche altrove….Ma vi è che lo stesso Mohammed bin Salman è quel principe ereditario che, secondo un rapporto dell’intelligence Usa declassificato, avrebbe autorizzato un’operazione per “catturare o uccidere” il giornalista dissidente Jamal Khashoggi, sparito il 2 ottobre 2018 nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul per non uscirne più vivo. Bene, a San Siro a Milano, dove ieri sera si è giocata la partita di Champions League Milan-Newcastle, squadra di proprietà del principe saudita, chiunque di noi già dalla mattinata ha potuto vedere nella zona limitrofa allo stadio una serie di murales di aleXsandro Palombo dal titolo Welcome to Saudi Arabi che raffigurano Roberto Mancini insieme con Mohammed bin Salman e a tanti campioni – da Ronaldo, a Neymar fino a Benzema – che stringono fra le mani un pallone insanguinato.

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foto press office aleXandro Palumbo

Le opere di Palombo ribaltano la narrazione con cui il regime di bin Salman cerca di ripulirsi l’immagine nel mondo attraverso gli ingaggi stellari dei vip del pallone: in questo modo l’artista ci invita a non farci distrarre dalla propaganda del regime e a riflettere sulle violazioni dei diritti umani, le repressioni e le violenze compiute costantemente dal regno saudita. Un monito a non tradire quei valori che da sempre rappresentano lo sport e la cultura: come afferma Palombo, “abbiamo visto giocatori mettersi in ginocchio contro il razzismo, con il volto dipinto di rosso contro la violenza sulle donne, adesso vediamo calciatori e allenatori che prestano il loro volto all’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, un paese tra i più oscurantisti, misogini e feroci di sempre, dove i diritti umani e la libertà di espressione non esistono e qualsiasi segno di appartenenza ad una religione diversa dall’Islam viene punito. Non possiamo voltarci dall’altra parte davanti al vero volto del regno di Mohammed bin Salman perchè questo non è un gioco ma un disegno politico con cui l’Arabia Saudita usa il calcio come mezzo di distrazione di massa per insinuarsi nelle nostre vite e assopire le nostre coscienze, non siate complici di questo processo di colonizzazione della nostra libertà perchè in Arabia Saudita la libertà non esiste.” E noi siamo con aleXandro, con l’arte e lo sport. In una parola: con la Cultura.

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1 commento

  1. Il calcio non può essere trascinato di qua e di là per la maglietta a nostro piacimento, altrimenti finisce di essere un valore universale. Perché non si è puntato mai il dito contro i multimilionari calciatori che da tempo immemorabile lasciano i loro Paesi e le loro squadre, impoverendo di conseguenza il calcio domestico, per inseguire i loro sogni miliardari? Parlare soltanto adesso di pallone insanguinato è figlio d’un livore che con il calcio non ha niente a che vedere. Molto invece c’entra con i privatissimi interessi personali. Compresa l’invidia.
    Mancini con questa impresa calcistica all’estero si sta giocando il passato, il presente e il futuro. Con una sola certezza: la tranquillità economica del domani. E sarà quel domani a giudicarlo solo e soltanto per i suoi meriti e demeriti calcistici. Per il resto, chi in vario modo appunta uno spillo sulle spalle dell’ex Commissario Tecnico della Nazionale italiana di calcio lo fa pro domo sua.

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