“Altro che patriarcato, il problema è la famiglia distrutta e la rabbia insegnata sui social”

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“Ci deve essere una vasta campagna di educazione globale alla affettività. Oggi abbiamo in genere un padre molto sbiadito. Altro che patriarcato! La figura della madre è molto presente, molto accudente, è quella che cerca di risolvere tutti i problemi. E quando si va fuori la situazione è molto diversa. Inoltre c’è una dilatazione dell’io terribile. L’altro da sé non viene accettato”. Così ha dichiarato l’on. Carlo Ciccioli a intervenendo oggi a Coffee Break su LA7, intervistato da Andrea Pancani.

“Mentre altri delitti hanno lo scopo ad esempio di sopprimere la relazione, – continua Ciccioli, deputato e psichiatra – qui si tratta di una relazione terminata. Si tratta di due ragazzi che non vivono in una condizione di disagio sociale, familiare. Quindi si tratta di una cosa apparentemente illogica. In realtà fa emergere il disagio. Dietro non c’è tanto un problema culturale quanto una emergenza educativa, genitoriale. Certo la scuola, la società i social incidono, ma ciò che è entrato in crisi è il modello genitoriale. Oggi i genitori trasmettono di meno i sentimenti, i loro comportamenti. Cosa sta succedendo? Sarebbe una discussione che dura una settimana. In sintesi, però, la prima cosa che noto è una grande intolleranza alla frustrazione. Oggi tutti non tollerano alcun tipo di frustrazione. Perché i ragazzi non sono stati abituati ai “no” dentro casa. Dire “no” è faticoso. Poi c’è l’aspettò del discontrollo della impulsività. Nei giovani è particolarmente drammatico perché tutto è accelerato. Un tempo c’era uno spazio tra dichiarazione, azione e reazione. Adesso è tutto una scarica, un botta e risposta. Su Fb, su altri canali social, non c’è’ più uno spazio mentale per il pensiero. C’è una sorta di incapacità al differimento. Anche rispetto alle decisioni che necessitano di un tempo. Tutto questo diventa un dramma soprattutto nei giovani”.

“Questo episodio del delitto è così scioccante che ha mosso l’emotività collettiva però oggettivamente qualsiasi misura di sostegno va bene. Però non è lo psicologo – seppur utilissimo – che risolverà il problema. Lo psicologo è un correttivo. La base di partenza è quella dei genitori. Il nucleo familiare esisteva forte fino a qualche decennio fa. Io da giovane andavo a casa a pranzo. Oggi quasi nessuno lo fa. La prima emergenza da affrontare è l’educazione alla emozione.

“La realtà è fatta dalla somma di tutte quelle cose che Salvatore Merlo menziona nel suo articolo di oggi. Un po’ i social un po’ la cultura. Noi viviamo appieno il nostro tempo, con questa tecnologia, con questi costumi, con questa difficoltà di capirlo. Qual è l’elemento scatenante di questi gesti sciagurati? Sicuramente gira tanta, troppa rabbia. Questo tempo ha generato tantissima rabbia. I giornali, la politica, tutti ti educano alla rabbia. Cosa va di più sui social? Il gesto estremo. Ma uscendo dai social può diventare reale. Tutto questo è una miscela esplosiva per ciascuno di noi. I giovani sono più sensibili, più immediati degli adulti e quindi più a rischio” conclude Ciccioli.

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