Famiglie fragili che allo Stato chiedevano soltanto aiuto

Famiglie fragili che allo Stato chiedevano soltanto aiuto

SPECIALE “PARLATECI DI BIBBIANO” DAL NUMERO DI OTTOBRE DI CULTURAIDENTITA’

Famiglie fragili, donne sole che hanno subito abusi di ogni tipo e vissuto una vita turbolenta, indigenza economica momentanea o cronica, richieste di aiuto ai servizi sociali ma al tempo stesso tanta dignità, un amore smisurato per i propri figli e una volontà sovraumana di combattere per riaverli tra le loro braccia. Sono questi i tratti comuni che emergono dalle testimonianze raccolte tra le mamme a cui i servizi sociali di Bibbiano e di altri comuni italiani hanno sottratto i loro bambini, laddove forse un aiuto e un’assistenza concreta sarebbe stata più utile.

CulturaIdentità ha parlato con Sonia Cecchinato, seguita dai servizi sociali fin da quando aveva 15 anni, età in cui scappa da casa per non subire più abusi. Sonia racconta di non essersi mai drogata, mai alcolizzata, di non avere denunce per violenze, tuttavia i primi 4 figli avuti con un compagno tossico le furono portati via dai servizi sociali per “inadeguatezza genitoriale”. Sonia non si arrende, vede i figli crescere con altre famiglie ed alcuni di essi la fanno diventare anche nonna. Nel frattempo si ricrea una vita con un nuovo compagno e nel 2010 va ad abitare a Bibbiano, qui ha un altro figlio che cresce senza problemi. L’incubo inizia nel 2012 quando il marito perde il lavoro e la coppia chiede aiuto ai servizi sociali. Da quel momento dopo solo tre incontri, gli operatori dei servizi sociali redigeranno la relazione in base alla quale verrà emanato il decreto di allontanamento del bambino dalla famiglia. Tutto avviene il 17 luglio del 2017, Sonia si reca nella sede dei servizi sociali dopo aver lasciato Davide dall’Asilo. Non lo andrà mai più a riprendere e da quel momento lo vedrà solo un’ora ogni due mesi in un luogo protetto. Misure restrittive che non sono mai cambiate, malgrado il marito avesse trovato un nuovo lavoro. La relazione che ha portato al decreto del giudice era firmata tra gli altri dalla Anghinolfi, personaggio al centro dell’inchiesta. “Sono arrivati da noi perché mio marito ha perso il lavoro e ci siamo ritrovati senza un figlio, sono bastati 3 incontri per giudicarci” dice Sonia con tono tranquillo e con la speranza riaccesa dall’esplosione dello scandalo bibbiano. Ora a sperare sono anche altre migliaia di genitori in tutta Italia, che stanno facendo rete con le famiglie di Bibbiano. Chiara Fioletti di Brescia presenta una storia molto simile: compagni violenti, una situazione economica non rosea e la richiesta di aiuto ai servizi sociali che ha avuto come ultimo risultato la sottrazione della figlia nel 2016. Anche Chiara ci tiene a sottolineare che non è mai stata dipendente da droghe o alcol.

ARTICOLO TRATTO DALL’ULTIMO NUMERO DI CULTURAIDENTITA’

CORRI IN EDICOLA!



yoast seo premium free