Scherza pure coi fanti, ma, oggi più che mai, non scherzare coi santi

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Ci presentiamo a voi lettori in questa nuova veste grafica, con un numero dedicato ai santi patroni delle nostre città perché se è vero che l’abito non fa il monaco, loro, i santi, l’abito non l’hanno mai cambiato e da due millenni ci indicano una strada, un’identità che il nostro Bel Paese rischia di perdere. Quindi meglio raccontarli e far conoscere le loro storie, spesso eroiche, che sono un esempio e uno stile di vita che dovremmo guardare con più interesse e ammirazione.

Da san Francesco patrono d’Italia a san Benedetto da Norcia fondatore dell’Europa, passando da sant’Antonio da Padova a santa Rita da Cascia c’è un immaginario tutto italiano nel quale affondano le radici della maggior parte dei nostri comuni. I santi rappresentano per le comunità delle nostre cittadine, soprattutto quelle più piccole, un ciclo di vita, un bagaglio di usanze e tradizioni da tramandare di generazione in generazione. E se queste icone d’italianità vengono stupidamente sbeffeggiate in qualche carrozzone arcobaleno (o da qualche Gesù-cucù o dai presepi blasfemi della propaganda di +Europa…), nel corso dei secoli grandi artisti e poeti hanno dedicato le loro opere alle loro biografie.

A questi martiri spesso si sono ispirati nelle produzioni artistiche ma anche nella vita. Santa Lucia accoglie Dante nella Divina Commedia, d’Annunzio all’ingresso del Vittoriale fa incidere il Cantico delle Creature francescano. E poi come si fa a non sentire i brividi quando si ascolta l’Ave Maria di Schubert o ad emozionarsi guardando Fratello Sole e Sorella Luna di Zeffirelli? Arte e cultura si mescolano nella religione in un incrocio ed un intreccio di storie, luoghi e colori. Come nella copertina firmata da Marco Lodola, il più pop degli artisti italiani contemporanei, che sa sintetizzare abilmente in questa opera lucente il cuore pulsante dell’identità italiana. La sua Italia delle mille patrie e dei mille volti che abbiamo scelto per rinnovare la nostra testata è il messaggio che vogliamo lanciare in queste 48 pagine di amore e passione per la nostra terra. Sacro e profano, fede religiosa e civile sono quel ponte tra mare, terra e cielo che affollano le feste patronali dei nostri paesi dove recuperiamo quel senso di appartenenza che si fa avanguardia nel mondo globalizzato senza più valori e sfumature.

E come scrive giustamente Marcello Veneziani a pagina 4, anche un ateo, se ha sensibilità, rispetta nel culto dei santi un modo di vivere, una tradizione di un popolo che – aggiungo in finale – non potrà mai essere cancellato dalla nuova religione nichilista del politicamente corretto. Del resto ce lo insegnavano bene i nostri nonni: puoi scherzare con i fanti ma non è mai conveniente farlo con i santi.

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