Il Manifesto delle Città Identitarie

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Attraverso il Manifesto delle Città Identitarie, che trova tra i firmatari, oltre al fondatore di CulturaIdentità Edoardo Sylos Labini e Alessandro Sansoni, anche Vittorio Sgarbi, Marcello Veneziani, Alessandro Meluzzi, Diego Fusaro, Angelo Mellone, Francesca Barbi Marinetti, Giampaolo Rossi, Federico Mollicone e tanti altri, vogliamo rilanciare il nostro Paese rivalorizzando i nostri splendidi borghi e i nostri territori. Questa pandemia metterà a dura prova i grandi centri urbani: per questo ripartire dalla provincia può essere una risposta costruttiva e positiva per il nostro futuro prossimo. IDENTITA’, BENI CULTURALI, RIPOPOLAMENTO, MOBILITA’, ARIA, CIBO, BANDA LARGA, IMPRESA, RICOSTRUZIONE, non sono solo nove parole che ridisegnano un nuovo immaginario simbolico, ma sono le radici più profonde nelle quali stringerci alla terra del nostro essere italiani. Firma anche tu il nostro Manifesto.

IDENTITA’
L’Italia minore e l’Italia migliore. Quella poco conosciuta, quella che scopriamo quando usciamo dall’autostrada e ci inoltriamo nel reticolo di strade provinciali lontano dalle grandi direttrici, lasciandoci condurre dalla curiosità e dalla bellezza del paesaggio. È allora che riscopriamo l’Italia interna, l’Italia profonda, quella che retoricamente è chiamata “dei mille campanili”, che poi sono “mille borghi” carichi di Storia, Chiese, Castelli e casette multiformi, che ne costituiscono “la spina dorsale” da oltre mille anni. Un’Italia diversa da quella delle metropoli, alternativa e complementare a quella costiera, dove si conservano ancora usanze, tradizioni, rituali e credenze che alimentano il genius loci, congiungendo in uno spazio preciso, in quel luogo, passato presente e futuro. Lì troviamo un’identità, viva perché spesso inconsapevole, colta perché non intellettualisticamente costruita, vera quando di essa non resta soltanto il godimento paesologico, da difendere ridandole un’abitabilità autentica, fatta di lavoro, produzione, servizi, istruzione e, dunque, avvenire. L’avvenire di quei valori ancestrali che ne hanno reso gli abitanti, per secoli, in grado di resistere alle avversità e al mutare dei tempi. Una biodiversità culturale senza paragoni nel resto del mondo, di cui avere cura se vogliamo continuare a essere-nel-mondo con una nostra tipicità.
BENI CULTURALI
I borghi splendidi della nostra Italia sono l’unità minima di quelle “patrie singolari”, di cui parlava Carlo Cattaneo, che custodiscono la vera identità di un popolo per sua natura plurale. E’ quindi imprescindibile che il giacimento di bellezza che essi contengono, il patrimonio culturale materiale e immateriale, debba essere tutelato, conservato e valorizzato. I beni culturali (chiese, castelli, palazzi, musei…) di ogni più piccola particola di territorio italiano rappresentano la ricchezza di una nazione fondata innanzitutto sull’arte e sui prodotti di una creatività millenaria che non ha soluzione di continuità e che si è stratificata lungo i secoli, sedimentandosi nei paesaggi più belli del mondo.
RIPOPOLAMENTO
Il più grande nemico dei nostri borghi, in particolare delle aree interne dell’Appennino centro-meridionale, è lo spopolamento, frutto non soltanto della inevitabile capacità di attrazione dei grandi centri urbani, ma anche della progressiva desertificazione di insediamenti produttivi e della riduzione di risorse disponibili a favore degli enti locali, che hanno costretto i sindaci a ridurre i servizi di prossimità a favore dei cittadini. Ciò ha generato un ulteriore diminuzione della popolazione giovane o in età da lavoro, con il risultato che ad abitare questi centri restano solo gli anziani e, spesso, gli immigrati distribuiti nei centri d’accoglienza, unica possibilità per gli amministratori locali di recuperare ed utilizzare risorse da riversare sul territorio. Di fatto è in questo entroterra che si realizza il fenomeno della grande sostituzione. Solo un cambio di paradigma culturale e, soprattutto, economico, che favorisca il reinsediamento produttivo, manifatturiero o agricolo, potrà davvero arrestare questo processo, incentivando giovani e adulti in età fertile a trasferirvisi.
MOBILITA’
Un tempo le ferrovie italiane arrivavano ovunque. Anche il più piccolo e sperduto comune aveva la sua stazioncina che garantiva un collegamento, per quanto tortuoso, ai grandi assi viari. La privatizzazione del comparto ha determinato la rarefazione del trasporto regionale e lo stesso è accaduto nell’ambito della viabilità stradale e autostradale. Quando si parla di un ritorno all’intervento dello Stato in economia, non è a rinnovate forme di assistenzialismo che ci si riferisce, ma a una politica di investimenti, innanzitutto infrastrutturali, che riconnettano ampie aree del paese oggi emarginate (in particolare sud e aree interne) ai grandi flussi viari italiani ed europei. Parliamo dunque di un rilancio della logistica, magari in forme sostenibili dal punto di vista ambientale, presupposto imprescindibile per la crescita del paese e della ri-abitabilità dei borghi.
ARIA
Respirare aria pulita è un diritto che spesso ci viene negato nelle grandi città ed è invece un requisito indispensabile se si vuole migliorare la qualità della vita. Un bene comune di cui le aree interne sono invece ricchissime, da valorizzare, tenuto conto che, secondo studi recenti, l’Italia è il primo Paese in Europa per morti premature da inquinamento dell’aria.
CIBO
I prodotti agroalimentari sono la memoria e la ricchezza del territorio, un patrimonio di tradizioni, gesti, culti e di civiltà. La produzione e il commercio di cibo sono un elemento di comunicazione con il resto del territorio per circa la metà dei comuni italiani che ricadono all’interno di un sito tutelato. Gli abitanti hanno costruito da tempo una sorta di alleanza tra l’agricoltura e il territorio che favorisce la conservazione del paesaggio e la biodiversità. In questo contesto l’agricoltore diventa “custode” della terra e instaura un rapporto con il territorio e con il consumatore attraverso il commercio di prodotti biologici a filiera corta. L’attività degli agricoltori è l’ultimo baluardo del legame tra la produzione agroalimentare e il rispetto del territorio reso ancora possibile grazie a quegli strumenti, la tradizione e la manualità, ormai sepolti dall’innovazione tecnologica. L’agricoltore è il custode della terra e delle tradizioni.
BANDA LARGA
Se il futuro sarà all’insegna della banda larga, della fibra ottica, del 5G e delle comunicazioni ultraveloci, la scelta per i nostri borghi e le nostre imprese, anche per resistere alla delocalizzazione produttiva e allo spopolamento, è obbligata: avere più Giga possibile, stare nella Rete, con l’obiettivo di divenirne il centro. La rinascita economica italiana poggia sulla rivalutazione e rafforzamento delle identità territoriali e produttive, sul posizionamento locale in antitesi alle forze competitive globali. Una rivalutazione che dipende dalle capacità di produrre o acquisire innovazioni, e di diffondere le proprie produzioni nei mercati globali. Piccolo è bello, ma per vivere deve essere forte e potente; e la forza per i nostri borghi e le nostre imprese sta nella capacità di stare nella Rete, di usare le innovazioni e soprattutto di fare Rete. E’ un’esigenza inderogabile che il pubblico deve assumersi, sia per la portata dell’investimento, che può generare ulteriore ricchezza e lavoro, sia per la necessità di realizzare questo processo di modernizzazione nel massimo rispetto dell’ambiente, della salute dei cittadini e della difesa dell’interesse strategico nazionale.
IMPRESA
Al centro della riscoperta e del rilancio delle Città identitarie non può non esserci il lavoro, fattore indispensabile al loro ripopolamento, e dunque l’impresa, quella in linea con la migliore tradizione italiana, fatta di creatività, responsabilità sociale, sapienza artigianale e manifatturiera e radicamento territoriale.
RICOSTRUZIONE
Il recupero dell’abitabilità dell’Italia profonda passa anche e soprattutto, infine, per la ricostruzione post-terremoto delle aree colpite negli ultimi anni da simili calamità e, più in generale, dalla capacità di indirizzare una parte cospicua degli investimenti pubblici e privati nella prevenzione dei danni sismici e di quelli indotti dal dissesto idrogeologico. C’è un immenso lavoro da mettere in campo in questo senso, un’azione che interesserà almeno due generazioni. L’economia green di cui tanto si parla e a cui sono legate le risorse del Recovery Fund vanno indirizzate in questa direzione.

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28 Commenti

  1. Un governo di pagliacci, nani, soubrette, ballerini, burattini, trasformisti, grandefratellisti che dicevano che i non italiani PUZZANO a letto, bibitari, capaci di tutto che non sanno fare niente, ministri dell’Istruzione bocciati a scuola, presidente del consiglio che salva i suoi famigliari da fallimenti, …..per la prima volta nella storia della repubblica tutte le categorie, non sempre i soliti, hanno manifestato contro il governo, ….ma in tutto questo contesto il SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, garante della COSTITUZIONE,…. dovè???????????
    Ormai la corda è molto molto tirata, manca pochissimo alla rottura, e allora si che si vedrà il POPOLO ITALIANO come si muoverà, non certo come i nullafacenti drogati dei CENTRI SOCIALI COMUNISTI che sanno solo rompere e distruggere quello che non è loro e che sono guidati e pagati dai politici di sinistra con i nostri soldi.
    VERGOGNA; VERGOGNA; VERGOGNA!!!!!
    I nostri nonni sono morti per darci la libertà!!!!! non sarete certo voi a portarcela via.
    Ricordate che anche ora molti ITALIANI VERI sono disposti a morire per il bene dei propri figli.
    SMOLEARDI GUIDO

  2. In Italia ci sono località semi deserte ed i profughi non clandestini potrebbero popolarle così da poter mantenere in sicurezza il territorio che li ospita.

    • Ottima idea! Al mio paese ci sono tante case abbandonate perchè gli abitanti sono scappati per cercare un lavoro all’estero. Chiedo: i profughi che arriveranno, camperanno del reddito di cittadinanza o del loro lavoro?

  3. La nostra Cultura, Religione Cristiana, Patrimonio dato dalle Città d’ Arte, e dal Mare in Italy, non possono essere distrutti e lasciati in mani dissacranti e di misuratori. Difendiamo la Nostra Italia da invasori barbari.

  4. Dai tempi di mani pulite, ove di nani e ballerine vi erano a iosa, e se solo Ministero della Giustizia fosse stato davvero indipendente con giudici non corrotti o partigiani tra le sue file avesse bonificato i luoghi della politica come suo primario dovere, come solo ora sta attualmente cercando di fare, certamente avremmo avuto una classe politica meno corrotta ed il Paese ne avrebbe avuto indiscusso beneficio; ma non è mai troppo tardi per dire non solo che non abbiamo bisogno di solo briosce ma che i tempi del processo verso Politici e Dirigenti pubblici e simili devono avere nel processo una corsia di accelerazione in quanto in ballo vi è quel supremo bene della collettività che la Corte dei Conti non sembra aver mai tempestivamente cercato risarcire prima delle garantite prescrizioni: questo è lo schifo !

  5. L’Italia è un patrimonio di cultura, arte, identità, dobbiamo difenderla da questa mostruosa globalizzazione che distrugge il bello del mondo per farlo diventare mc Donald, Roadhouse, Netflix, orrendi edifici moderni tutti uguali e persone come zombie.

  6. C’è un fil rouge che unisce gli italiani e i loro mille e mille luoghi e territori: il genio. Ed è questo il vero patrimonio da preservare, messo in grave pericolo dalla sostituzione etnica e dal totalitarismo culturale dominante, proteso ad appiattire, a livellare, a mescolare in base a valori precostituiti a tavolino da ristrette e pervasive elite aristocratiche aliene dalla vita reale. L’Italia è un affresco di culture specifiche e particolari, un insieme armonico di colori, in un mondo che a furia di mescolare i colori si sta coprendo di un immenso indefinito uniforme e tetro grigio. Di automi eterodiretti e senza radici.

  7. Si, ma dovrebbero anche dire come intenderebbero realizzare tutti questi propositi, perché chiunque può dire che sarebbe bello se i cani parlassero o che sugli alberi crescessero lingotti d’oro, ma rimangono utopie. Poi, tra sgarbi, meluzzi e fusaro di tre non ne fai uno buono.

    • Bella iniziativa. Sembra che lo Stato abbia abbandonato questi piccoli centri lasciando alle autonomie locali il da farsi. Ma é un impegno veramente complesso e costoso, ci vuole nuovo interesse per il paesaggio e l’architettura italiane, le più belle del mondo

  8. Un governaccio usurpatore giallo-rosso vuole un’Italia senza riferimento a Dio, un governaccio che della Patria fa un miserabile lager d’immigrati e covo malavitoso e jihadista, un governaccio che distrugge la vera famiglia naturale, l’unica, quella che origina dall’unione di un uomo ed una donna secondo il piano di Dio.
    Diciamo NO! NO ai DEM distruttori, tiranni e marchiatori del nostro popolo da ridurre in povertà, in luciferàsi e controllo-dominazione per entanglement secondo il piano Covid 19-21!

  9. Buongiorno a tutti (si: a tutti). Strano? Cmq. Quello che ogni volta mi stupisce è come un numero visibile (o sono non così numerose, ma molto motivate) di persone che sembra aver messo la propria capacità di fare le cose che diano risultati sinergici non solo per il presente, in un barattolo sottovuoto. In attesa di che, poi. Il processo di ‘deglobalizzazione’ , intrapreso + o – intenzionalmente da Trump, è ormai avviato: quelli che saranno i tentativi dei restauro della nuova amministrazione usa, saranno inevitabilmente, destianti a fallire. Nel frattempo la parte preponderante delle ‘persone’ dovrà sopportare l’insulto del policamente corretto. Le nostre tradizioni creano ‘strumenti’ per la riscossa e sono ‘paletti’ di Libertà. Buona vita a tutti (si: a tutti)

  10. Ci vuole una remigrazione coatta di chi è arrivato da clandestino. L’Italia ha più di 80 milioni di oriundi sparsi nel mondo, senza contare gli italiani che vivono all’estero che sono qualche milione, La nostra ricchezza sta in quella gente e non nei migranti. Dobbiamo far in modo di facilitare il ritorno in patria dei nostri oriundi invece di trattarli come stranieri mentre trattiamo come nostrani dei migranti che niente hanno a che vedere con l’Italia.
    Ci vuole l’ergastolo per i politici immigrazionisti e deve essere scritto nella costituzione.

  11. Vaste programme, finché resteremo aggiogati a questo esecutivo-abusivo rossogiallo con annesso garante quirinalizio afasico quando dovrebbe parlare e garrulo quando imporrebbe tacere. Tuttavia, come si dice, la speranza è l’ultima a morire (perché noi la precederemo?).

  12. C’è il modulo in tutte le ‘barberie’ x i maschi e in tutte le ‘parrucchie…rie’ x le femmine,di paesi e città italiane.Se invece tu sei abituato ad autosbarbarti con il rasoio comprato dai cinesi o su amazzon,chiedi agli stessi il modulo.E se x risposta ti consigliano di postare quando sei più sveglio e non a quell’ora…puoi sempre rispondergli che il tuo ‘massimo’ è quello…che tanto si accetta di tutto.Ah!Simon…è scritto anche maiuscolo ed in bella vista come fare.

    • Amico greco, sbattiamo fuori Erdogan da ogni ulteriore velleità di allargamento ottomano sui nostri mari!
      O dopo aver visto Di Maio dargli i cioccolatini Pernigotti vogliamo ora lasciargli anche i nostri pescatori prigionieri in Libia?

  13. Solo a leggere i nomi di Fusaro, Meluzzi e Gervasoni tra i firmatari, viene da toccarsi per il futuro dell’Italia. Tralasciando la fuffa di contorno.

  14. Amico greco, sbattiamo fuori Erdogan da ogni ulteriore velleità di allargamento ottomano sui nostri mari!
    O dopo aver visto Di Maio dargli i cioccolatini Pernigotti vogliamo ora lasciargli anche i nostri pescatori prigionieri in Libia?
    Έλληνας φίλος, ας ρίξουμε τον Ερντογάν από τυχόν περαιτέρω φιλοδοξίες για την οθωμανική διεύρυνση στις θάλασσές μας! Ή αφού είδαμε ότι ο Ντι Μάιο του έδινε σοκολατάκια Περνιγκότι, θέλουμε να αφήσουμε και τους φυλακισμένους ψαράδες στη Λιβύη?

  15. tanti italiani hanno votato degli incompetenti che avevano promesso un reddito per tanti furbi
    adesso ne paghiamo le conseguenze.
    i politici devono smetterla per i soldi di occupare posti dove servono persone preparate.
    (vedi ad esempio la sanità).

  16. ANALISI PERFETTA, QUANDO IL POPOLO SI MUOVERA’ SARANNO DOLORI, MA NECESSARI PER RIMETTERE IN CARREGGIATA LO STATO!!

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