Per difendere la nostra cultura dobbiamo indignarci della chips

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Siamo fortunati noi boomer o post boomer. Abbiamo vissuto la magia degli anni 80. Non 90. Non 70. Gli anni 80. Dove chiunque di noi aveva il mondo in mano. O comunque credeva di averlo. E tanto bastava per essere felici.

Sì, eravamo felici. Ma lo sappiamo solo oggi. Abbiamo vissuto l’epopea della TV commerciale inventata dal genio di Silvio Berlusconi. Su YouTube potete rivedere gli spot che hanno fatto la storia di quei giorni. La televisione si esprimeva con un nuovo linguaggio diverso dal paludato ed istituzionale carosello dei decenni precedenti. Sanbitter c’est plus facile, Mastro Lindo, hai mai provato Urra Saiwa, Ramazzotti e la Milano da bere ed infine l’ammiccante e proibitissimo spot delle Morositas.

A noi non sembrava niente di che. Oggi sarebbe messo al rogo. Donna bella e nera che mostra un fondoschiena da urlo ed il tubetto delle caramelle che richiama a un simbolo fallico. In epoca di cancel culture e wokeismo come oggi quello spot sarebbe vietato. Razzismo e patriarcato come se piovessero.

Oggi abbiamo lo spot della patatina Amica Chips dove nell’Eucarestia al posto dell’ostia viene messa la patatina. Molto anni 80. Ma stavolta si sono ribellati i conservatori. Noi conservatori. Negli anni 80 nessuno avrebbe battuto ciglio. Ma oggi che viviamo in una brutta epoca di guerre vere e culturali, dove regna il disprezzo per le nostre origini, la nostra cultura e la nostra identità. Siamo purtroppo costretti ad indignarci. Quello spot è di maniera. Noioso e a suo modo strumento della cancel culture. Ci hanno rubato la gioia di vivere. Che siano maledetti. Ci tocca indignarci per questo.

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