La farinata: altro che Ulisse, la inventarono i genovesi

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Se gli spaghetti al pomodoro e la pizza margherita sono tra i piatti più famosi della cucina italiana nel mondo, un posto speciale è riservato anche a quelli meno conosciuti ma ugualmente squisiti e ricchi di aneddoti e tradizione. Ogni ricetta della nostra bell’Italia è quasi sempre legata ad un personaggio mitico, una storia, una leggenda, e la farinata ne ha una d’eccezione che racconta le sue origini davanti alla mura di Troia. Durante l’assedio degli Achei, Ulisse, l’intelligente re di Itaca, in mancanza di cibo, ebbe l’idea di impastare la farina di ceci nell’olio d’oliva e cuocerla all’interno degli scudi militari messi sul fuoco. Il risultato fu un piatto molto buono, ad alto contenuto proteico e di semplice preparazione, e che poteva essere consumato velocemente tra una battaglia e l’altra.

Un’altra fonte, storica e non leggendaria, è riportata su alcuni testi antichi: una galea genovese, dopo la vittoria sui pisani nella famosa battaglia di Meloria, si trovò nel mezzo di una tempesta; i sacchi di farina e i barili d’olio, conservati nella stiva, si rovesciarono mescolandosi all’acqua di mare che, a causa del mare agitato, entrò nell’imbarcazione; si creò così una poltiglia squisita, che una volta seccata al sole, sfamò l’equipaggio esausto dalla tempesta. I cuochi genovesi ripresero la ricetta con piccoli accorgimenti e, mescolando al meglio tutti gli ingredienti, diedero forma e sostanza alla farinata genovese che tutti conosciamo.

Ma anche questa storia è, ovviamente, un rinomato falso storico. Le origini della farinata sono ancora più antiche e non si conosce molto a riguardo, ma la paternità non si discute: tra XIX e XX secolo, nel periodo delle grandi migrazioni liguri in Sud America, la ricetta trovò infatti spazio anche nella cucina popolare d’Argentina e Uruguay, a conferma del grande impatto che hanno avuto i genovesi su queste culture.

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