Lo Stato aiuta l’assassino anziché le sue vittime

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30 agosto 2015 – 29 settembre 2020: cinque anni e un mese che Vincenzo e Mercedes Solano sono stati assassinati dall’ivoriano Mamadou Kamara (sgozzò il marito e poi lanciò sua amoglie dal balcone della loro abitazione, uccidendnola sul colpo, n.d.r.), riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo dal Tribunale di Catania, nel processo di primo grado. Ma la giustizia italiana, si sa, è tra gli ultimi posti: secondo la Commissione Europea dalle indagini preliminari alla sentenza di Cassazione un processo penale nei tre gradi di giudizio ha una durata di circa 1600 giorni, metà dei quali passano di fronte alla Corte d’Appello. “Un calvario ancora più tremendo per le vittime dei reati violenti e dei loro familiari” – dice Rosita Solano, una delle figlie della coppia trucidata nella loro casa di Palagonia, comune del catanese – “purtroppo questa volta non potrò assistere all’udienza (la quarta nel processo d’appello – ndr) causa Covid, dati i miei problemi di salute e per il costo eccessivo dei voli per arrivare in Sicilia”.

Rosita Solano è una guerriera, fin dal primo momento ha urlato il suo sdegno alle istituzioni per l’indifferenza e il mancato sostegno: “Spero almeno nella riconferma della sentenza di primo grado – continua – anche se l’avvocato della difesa  si è appellato a delle sciocchezze, ci sono decine e decine di video che provano la colpevolezza dell’ivoriano e che lo incastrano inconfutabilmente, è stato provato che sono sue le tracce di DNA sul corpo oltraggiato e violato di mia madre e di mio padre, eppure la difesa si appiglia a degli escamotage che non servono ad altro se non ad allungare i tempi della sentenza. Sono arrabbiata perché per noi vittime non c’è  rispetto: la nostra perdita, il nostro dolore, non sono considerati. Per noi figli e familiari nessun sostegno, abbiamo messo energie e risorse economiche, al contrario di chi invece è colpevole ed ha il sostegno legale, psicologico ed economico. Ed oltre il danno la beffa, perché dobbiamo anche sopportare una certa ostilità per il semplice fatto che pretendiamo giustizia”.

Rosita Solano oggi è nel direttivo di UNAVI Unione Nazionale Vittime, l’associazione che combatte per i diritti delle vittime dei reati violenti chiedendo ai governi e a tutte le forze politiche di rivedere la normativa sugli indennizzi alle vittime e il riconoscimento del trauma da parte del SSN: “In questi anni con l’associazione abbiamo iniziato un percorso di psicoterapia – sottolinea –  che ci ha aiutato molto più di quanto sia stato fatto dalle istituzioni, perché non ci si può affidare a semplici psicologi, bisogna essere esperti di vittimologia, è necessario che si formino specialisti della materia”.

Non è facile alleviare la sofferenza di chi ha perso un familiare in modo atroce, è l’ergastolo per chi resta: ”A chi mi chiede se ho perdonato rispondo di no perché il Kamara  aveva premeditato tutto. E’ uscito dal CARA ( a Mineo – ndr) con l’obiettivo malvagio di entrare a casa dei miei genitori. Ho scritto anche al Papa, ma ho ricevuto una risposta di routine, senza sentimento, probabilmente dalla sua segreteria. Non posso credere che un uomo così generoso con tutti non abbia avuto una parola veramente solidale nei nostri confronti. Io comunque aspetto di mettere la parola fine”.

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3 Commenti

  1. Classico comportamento dei regimi comunisti o a trazione sinistra. Difendon odelinquenti e clandestini, non sembra propio gli italiani. Questo fatto lo sta a dimostrare.

  2. Spero che presto il popolo applichi a queste “risorse” la legge di Lynch, magari estesa a coloro che li appoggiano ed aiutano in qualunque modo lucrandoci sopra? Un crimine del genere dovrebbe comportare la cancellazione dello stato giuridico di essere umano con conseguente soppressione come animale pericoloso, come per la mamma orsa fucilata, questi sono peggio delle bestie! Idem per l’assassino di Pamela e tanti altri; non rilevo in loro gli estremi per considerarli esseri umani !

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