Mai censurare la cultura, specie in questa assurda guerra

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CulturaIdentità Genova, per voce del suo responsabile, il saggista e editore Andrea Lombardi, esprime il suo forte dissenso verso la decisione del Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto e del Municipio V Valpolcevera e del suo presidente Romeo di cancellare per il momento il previsto “Festival internazionale di musica e letteratura russa”, con la non condivisibile motivazione della corrente situazione di guerra in Ucraina, imitando le parimenti dissennate prese di posizione dell’università Bicocca (decisione poi tardivamente rientrata) e del sindaco Sala di Milano nei confronti di autori e artisti russi.

“La cultura non deve essere mai censurata, rappresentando semmai un’occasione di incontro e di confronto, specie in momenti come questa assurda guerra. Pubblichiamo quindi qui di seguito un omaggio allo scrittore russo Dostoevskij, uno dei «Profeti inascoltati del Novecento» presentati nella riuscita mostra da noi ideata assieme alla scrittrice Miriam Pastorino e organizzata da DOMUS CULTURA a Palazzo Imperiale gli scorsi dicembre e gennaio, nel disegno dell’artista genovese Dionisio di Francescantonio e nella scheda di Adriano Monti Buzzetti Colella, vice caporedattore Tg2 Cultura, inclusa nel catalogo della mostra, prefato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi”, conclude Lombardi.

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“Esseri microscopici si introducevano nei corpi umani… villaggi, città, popoli interi venivano colpiti da quel male e perdevano la ragione”. Così sogna il debosciato ex universitario Raskol’nikov di Delitto e Castigo, omicida di un’anziana usuraia per odio sociale aggravato dal vezzo superomistico di elevarsi sulla morale comune; e basterebbe questa sua onirica prefigurazione di un virus senza confini – nemico della salute, ma soprattutto del buon senso – per mostrare al lettore del nostro pandemico presente la potente preveggenza di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Suggello estremo della grande stagione ottocentesca del romanzo russo, questa grande anima inquieta è la penna che forse più di ogni altra ha messo a nudo le inquietudini del mondo moderno, il “sottosuolo” che esiste in ognuno di noi. Cantore partecipe con Povera Gente dei miserabili e sfortunati, con L’Idiota spettatore desolato dell’impraticabile utopia della bontà assoluta, con I Fratelli Karamazov indagatore prima di Freud (che non a caso grandemente lo apprezzava) del magma in chiaroscuro che si agita nei meandri della psiche umana. Tutto in questo autore è letteratura, persino la sua vita, durata meno di sei decadi e costellata da sofferenze e amarezze d’ogni tipo: la condanna a morte del governo zarista evitata d’un soffio per le sue giovanili strizzate d’occhio al socialismo rivoluzionario, i lavori forzati in Siberia, l’epilessia, i lutti familiari, le sirene del gioco. Dolori che nutrirono la sua fertile prosa conducendola a scomporre e stravolgere i canoni della narrativa classica, l’affusto della vicenda principale spezzato in tante sottotrame che con un taglio introspettivo e quasi esistenzialista descrivono i più intimi rovelli dei personaggi, la loro congenita dualità che li tiene sospesi tra abiezione e riscatto, tra nobiltà d’animo e bassezza, in un perenne anelito alla libertà, alla dignità o più semplicemente all’esistere. “Ama la vita più della logica, solo allora ne capirai il senso” ci sussurra il titanico Fëdor, inascoltata Cassandra i cui vaticini a due secoli dalla nascita continuano a presentare all’uomo contemporaneo il conto dei suoi errori, fragilità e irresolutezze.

Per i posteri ancor più che per i contemporanei, l’opera di Dostoevskij è un j’accuse all’esilio del divino e alla sua sostituzione con i falsi miti positivisti di un progresso futuro basato sulle sofferenze del presente. Nel mirino della sua analisi tagliente e inesorabile c’è quella Rivoluzione francese che apparteneva ad un passato anteriore alla sua nascita ma anche, in preveggente prospettiva, gli orrori del bolscevismo che non fece in tempo a vedere. Non solo: se ne I Demoni la sua impietosa analisi del nichilismo rivoluzionario russo a lui coevo sembra quasi anticipare il terrorismo fondamentalista dei nostri giorni, che dire allora delle sue riflessioni su quel culto del benessere e dell’effimero, che prima di cristallizzarsi nella moderna società dei consumi stava già insinuandosi come confortevole tentazione tra i rivolgimenti sociali e politici dell’Ottocento? “Dategli, all’uomo,” – diceva il Nostro – “tutte le soddisfazioni economiche in modo tale che non abbia alcuna preoccupazione che dormire […], riempitelo di tutti i beni della terra, e immergetelo nella felicità fino alla radice dei capelli: alla superficie di questa felicità, come su quella dell’acqua, scoppieranno delle piccole bolle”. Quelle bolle, come le altre profezie del nume della letteratura russa, sono ancora lì ad increspare la superficie delle nostre finte certezze.

Bibliografia essenziale: Memorie del sottosuolo, Delitto e castigo, Il giocatore, L’idiota, I demoni, I fratelli Karamazov.
Disegno: Dionisio di Francescantonio, matita su carta, 2021. Testo: Adriano Monti Buzzetti Colella.

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