Oscar Piattella in mostra. Un artista che non muore

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Incontrare le opere di Oscar Piattella nella mostra suddivisa tra la galleria Puccini di Ancona e il CArt di Falconara Marittima, a circa un anno dalla sua scomparsa avvenuta ad Urbino nel 2023. Ci dà un senso di appagamento, sono la prova che un artista non muore. Nato la Pesaro la città degli artisti Bruno Baratti, Renato Bertini, Bruno Bruni, Nanni Valentini con i quali Piattella ha condiviso un legame di amicizia e l’inizio corale di una fortunata stagione artistica. La città del mare e della luce, dell’incontro con la pittura. Si trasferirà a Cantiano, un borgo incantevole tra le Marche e l’Umbria, dopo essersi laureato in farmacia per lavorare nella farmacia del padre della donna che diverrà sua moglie.

La sua forza, creatrice, la sua personale visione del mondo è tutta lì. Nei lavori che sono l’emblema del suo credo, la testimonianza di un cammino di luce, e il tema e il farsi della luce diviene centrale nella sua ricerca, l’opera e il suo “deviare verso la luce”. “Corpo di luce “, “Là due campi di luce“, “Il tempo della luce,” alcuni titoli delle opere in mostra. Il tempo per Oscar è quello della luce quando con l’opera “Seminare il cielo” ci consegna una dimensione luminosa dove brandelli di madreperla paiono la semina in un campo di luce gialla con un poco d’azzurro. “Materia di luce” Opere 2001/2007 è il titolo della mostra curata da Gualtiero De Santi e Alberto Mazzacchera, a confermare il dialogo di Piattella con la luce, con il Cielo e la Terra, l’appartenenza alla Natura in un rapporto costante con essa. Senza volerla rappresentare, piuttosto attraverso una evocazione, un modello di astrazione che nasce dalla Natura come mistero che diviene per lui un nuovo modello di realtà e poggia sulla materia primordiale. La fascinazione delle grandi pareti, di vecchi palazzi in demolizione, emblema del tempo che scorre e della caducità delle cose saranno il motivo ispiratore di molti suoi lavori. Muri come manifesti del tempo, come testimonianza che restituisce un ritmo e una armonia compositiva ammantata di un legame profondo con il divenire delle cose. La fascinazione della materia e un legame forte con la spiritualità della materia per un dialogo con tutto ciò che nasce dalla terra in cui l’artista individua una essenza.

Le conchiglie frantumate, frammenti di foglie, sabbia, piccoli sassi, gli ossidi minerali. Per un lavoro che restituisce il ritmo e la modularità di vibranti creazioni, squarci di colore, lampi d’oro e quella forza che farà di lui un pittore con una personalissima cifra distintiva, lui che aveva il mare negli occhi, e il suono delle onde se l’e portato dentro. Un linguaggio che guarda in modo originale all’opera di Burri, prosegue nel tempo, si misura con lo spazio e passa attraverso “Figura di terra”, una tavola a tecnica mista che vediamo in mostra per restituirci la sintesi della creazione. E una “Terra fiorita” con uno sfondo ocra incorniciato di nero che accoglie una serie di schegge di madreperla come luminose tessere della vita. Un poeta della Natura che si esprime attraverso la pittura, un poeta della parola, i titoli delle sue opere e i suoi scritti sulla pittura a testimoniare la sua profondità di artista, quando per lui le terre sono anche quelle “dell’anima”. Arte come poesia della vita, liriche visive di grande spessore evocativo, mistero che si dilata, sogni che si fanno materia, dinamiche visioni che si nutrono di colore, “l’arte per dare un senso profondo alla nostra umanità”. In queste parole, pronunciate da Oscar Piattella poco tempo prima di lasciare questa terra, c’ è il senso di tutta la sua vicenda artistica e umana. “L’arte è gioia, il fondamento della mia vita, quando tutto è partire e andare senza mai arrivare”.

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