150 anni di grandi interpreti: benvenuti al Manzoni, il “salotto di Milano”

0

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

Dalla Duse a Rossella Falk da Gassman a Frank Sinatra hanno calcato lo storico palcoscenico ambito da tutti gli attori

Da romano, trapiantato a Milano da 12 anni, quando passeggio nel centro della Capitale a pochi passi dal Pantheon e vedo uno dei teatri più belli d’Italia chiuso oramai da anni, il Valle, faccio subito un parallelo con un altro gioiello, nella città della Madonnina, che per fortuna è aperto e in grande forma: il Teatro Manzoni. La storica sala romana è chiusa al pubblico (e ai lavoratori dello Spettacolo) dal 2011, quando un’occupazione ideologica, capeggiata da sigle e siglette legate alla sinistra, s’inventò che il teatro poteva diventare un garage o un centro commerciale, mentre invece era stato assegnato regolarmente al Teatro di Roma diretto allora da Gabriele Lavia, che aveva già pronta una programmazione. Proprio lo stesso Lavia che, in quel lontano 1978, inaugurò con un memorabile allestimento dell’Amleto la nuova gestione Fininvest del Manzoni di Milano: che si è salvato, grazie a Silvio Berlusconi, dall’essere trasformato in un centro commerciale. E siccome il “salotto di via Manzoni” compie 150 anni è giusto ricordare chi, da privato e in assenza delle istituzioni pubbliche, si è reso mecenate di un palcoscenico che da un secolo e mezzo ospita i più grandi interpreti della scena italiana. In un Paese culturalmente distrutto dalle lottizzazioni ideologiche lo Spettacolo dal Vivo dovrà inevitabilmente vivere una stagione di rinascita con il nuovo Ministro alla Cultura che si insedierà nelle prossime settimane e la gestione Fininvest, che è naturalmente solo la storia degli ultimi 45 anni del teatro fondato nel 1872, sarà sicuramente un modello al quale ispirarsi.

Rossella Falk e Valentina Cortese in “Maria Stuarda” (1982, regia di Franco Zeffirelli)

Torniamo però indietro di 150 anni, quando in Piazza San Fedele nasce il Teatro della Commedia, che l’anno successivo, con la scomparsa di Alessandro Manzoni, sarà intitolato al patriota autore dei Promessi Sposi. Progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni, ha un impianto classico all’italiana e diventa presto, come tutto il teatro della seconda metà dell’800, la casa del dramma borghese, da Cechov a Ibsen a d’Annunzio, fino alle rivoluzioni sceniche dei primi del ‘900 con Pirandello o il teatro Futurista di FT Marinetti. Sarà il Kean di Alexandre Dumas, interpretato da Ernesto Rossi, ad inaugurare il teatro nel 1873 e dopo di lui calcheranno quel palco grandi interpreti, da Sara Bernhardt a Eleonora Duse, da Ruggero Ruggeri a Tommaso Salvini. Cento anni fa l’Enrico IV di Pirandello vede la luce proprio lì e solo cinque anni prima debutta La fiaccola sotto il moggio del Vate Gabriele d’ Annunzio. Poi la guerra lo riduce a macerie: il teatro bombardato dagli Alleati nel 1943 viene ricostruito ed inaugurato nel 1950 in via Manzoni. All’epoca della sua riapertura il teatro, che intanto entrato in competizione con il cinematografo, nuova attrazione al culmine del successo, vive una nuova identità. Diventa “il salotto di Milano” in un nuova collocazione non solo logistica ma anche sociale. Nella Galleria di via Manzoni, dove viene ricostruito, nascono infatti in quegli anni negozi, un grande cinema e un night. Bei tempi, guardando la galleria oggi con le vetrine e il grande schermo chiusi ormai da anni, vittime di un degrado culturale che attanaglia troppe città italiane.

Gabriele Lavia e Marco Cavicchioli ne “L’Avaro” (2004)

Oggi l’Italia della Cultura dovrebbe rivivere l’aria che si respirava nel foyer del Manzoni nella storica riapertura del 1950, con Ingrid Bergman madrina di quella rinascita. Da quel momento sono passati veramente in tanti, anzi direi tutti: da Eduardo e Peppino De Filippo a Glauco Mauri, da Aroldo Tieri a Franca Valeri, da Gino Bramieri a Garinei e Giovannini, Albertazzi e la Proclemer, Luchino Visconti e la Falk, De Lullo e Romolo Valli, Monica Vitti e Carmelo Bene. Calcano il Manzoni anche due star internazionali come Frank Sinatra e Buster Keaton. Poi arriva il 1978 e inizia l’era Berlusconi con l’Amleto di Gabriele Lavia. Il Cavaliere produce una indimenticabile Maria Stuarda di Franco Zeffirelli, ma anche Fiori di cactus con Albertazzi e Macbeth con Vittorio Gassman. E nei camerini del teatro s’innamora di una giovane attrice, in scena al fianco di Enrico Maria Salerno: Veronica Lario, che diventerà la sua seconda moglie.

Il teatro è vita, è costume del nostro Paese e così “il salotto di Milano” negli anni ospita sempre i grandi nomi della scena italiana ma cambia pelle: la prosa si fa commedia, musical, cabaret, teatro per ragazzi ed i cartelloni si ampliano sempre più. Nascono i mitici Aperitivi in Concerto, ideati da Fedele Confalonieri con i grandi del jazz internazionale. Luigi Foscale e sua moglie Walda dirigono per decenni il Manzoni, che diventa un simbolo identitario del teatro italiano: a loro si rivolgono attori e produttori in quello che diventa un rituale di ringraziamento per il fatto di essere lì, su quel palco ambito da tutti.

Edoardo Sylos Labini in ” Gabriele d’Annunzio fra amori e battaglie (2013)

E, sono sincero, è stata una grande emozione anche per me, in questi ultimi dieci anni, poter allestire qui alcuni miei spettacoli e aver avuto l’onore di aprire alcune importanti stagioni. Perché, quando il sipario si apre, quel velluto rosso ti avvolge e quel grande lampadario che veglia su ogni attore è pronto a spegnersi per regalarti la magia del palcoscenico.

Ma un teatro non è solo attori e divismo, è soprattutto l’amore del suo pubblico e di tutti quei lavoratori che dietro le quinte o negli uffici contribuiscono al successo di una stagione intera. E al Presidente Ernesto Mauri e al direttore Alessandro Arnone, che con maestria dirigono questa bella Compagnia di cui mi vanto di far parte, va l’augurio più grande. Che siano altri 150 anni di grande teatro! Perché nessuno dimentichi che l’Italia avrà sempre bisogno di grandi interpreti e di altrettanto grandi mecenati.

L’11 ottobre si festeggia con l’Orchestra Sinfonica

Il Teatro Manzoni festeggia l’11 ottobre i 150 anni di vita con un concerto esclusivo dell’Orchestra Sinfonica di Milano, diretta dal Maestro Giuseppe Grazioli, che va a ripercorrere la storia musicale ospitata nel tempo nello storico teatro milanese: dalla lirica al jazz passando per le note di Ennio Morricone. Una serata per celebrare un Teatro diventato un’istituzione culturale e di intrattenimento milanese e non solo.

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

uno + uno =