Un direttore artistico per ogni azienda

L a notizia dell’assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026 a Milano-Cortina, oltre ad essere una vittoria per il nostro Paese, conferma quello che sostengo e per cui mi batto da tempo: il rilancio della nostra bella Italia può avvenire attraverso i grandi eventi sportivi e culturali. Non è un caso se nelle prossime pagine farete un viaggio alla ricerca dei tanti Festival che si snodano lungo tutto lo Stivale.

Tanti ma non abbastanza, considerando le bellezze che abbiamo da far vedere e raccontare. Ci vorrebbe un Decreto Festival, un anti Patto di Stabilità, che finanzi e faccia sbloccare soldi a tutti quei Comuni che d’estate (e non solo) investono in rassegne ed eventi culturali. Mi chiedo per quanto tempo saremo ancora fanalino di coda in Europa per investimenti nel settore Cultura. Allora se lo Stato è assente, ecco spuntare i nuovi mecenati ad indicare la via, come ci suggerisce la seducente copertina dell’opera di Ciro Palumbo che abbiamo scelto questo mese. Se nel Rinascimento i Medici chiamarono Botticelli ed il Pollaiolo, i Gonzaga Mantegna e Giulio Romano, gli Sforza Leonardo da Vinci per raccontare con opere d’arte la gloria delle loro casate, perché oggi le aziende, grandi o piccole che siano, non chiamano gli artisti per raccontarsi in modo originale, con un tocco di creatività? #Nominino un direttore artistico che crei, inventi, veicoli il loro messaggio commerciale ad arte e con arte. Del resto, se i manager oggi dirigono teatri, fondazioni e luoghi dove l’algoritmo ha preso il posto della bellezza, non vedo perché noi artisti non possiamo “invadere” il loro campo. In cambio di cinquemila lire, chiamato dal senatore Borletti, Gabriele d’Annunzio, tra un volo ed un altro su Vienna, cento anni fa creò il marchio La Rinascente. Meta e delirio di tutta la gente. Non bisogna inventare nulla, dunque, ma solo seguire chi ha già indicato quella straordinaria luce della nostra italianità che tutto il mondo ci invidia.
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