Il culto italiano dell’Immacolata Concezione

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Tra luminarie e alberi di Natale apparsi nelle grandi città, già da novembre, la Festa dell’Immacolata Concezione sembra aver perso la sua essenza più profonda. Nella mia infanzia era il giorno che dava ufficialmente il via alle festività natalizie: le famiglie, da nord a sud, si apprestavano ad addobbare l’abete che avevano tirato fuori dalla cantina o dalla soffitta o, per i più esigenti, acquistato al vivaio con quel suo profumo di resina che immediatamente riempiva la casa.

La festa dell’Immacolata ha origini antiche nella chiesa d’oriente ed è poi stata trapiantata in occidente, è stato Pio IX a rendere ufficiale la data dell’8 dicembre con la bolla Inefabbilis Deus: nel 1854, il Pontefice proclamò dogma il concepimento della Vergine Maria, infatti l’Immacolata Concezione non si riferisce al concepimento di Gesù ad opera dello Spirito Santo, ma proprio alla madre di Cristo, preservata dal peccato originale sin dal suo concepimento a opera di Sant’Anna e San Gioacchino, e per tale motivo cade esattamente nove mesi prima dell’8 settembre, il giorno in cui si celebra la natività di Maria.

Questa festività è molto sentita dalle famiglie italiane che tradizionalmente si riuniscono tra presepi e alberi di Natale. In tutta Italia sono molte le celebrazioni in onore della Beata Vergine Maria: a Roma i Vigili del fuoco depositano alla Colonna dell’Immacolata, in Piazza Mignanelli, adiacente Piazza di Spagna, la corona di fiori dono del Papa,  che anche quest’anno Bergoglio ha portato all’alba, per evitare assembramenti, come aveva già fatto lo scorso anno.

A Milano si festeggia dal giorno prima, in occasione della ricorrenza di Sant’Ambrogio, patrono della città, con due appuntamenti tradizionali, la storica fiera degli Oh Bej, Oh Bej! e l’attesissimo appuntamento della Prima della stagione lirica della Scala, che dal 1951 il direttore d’orchestra Victor De Sabata decise di anticiparla al 7 dicembre, giorno in cui a Milano si festeggia Sant’Ambrogio. E in quell’occasione Maria Callas ottenne il suo trionfo meneghino cantando ne “I vespri siciliani”.

Napoli, in Piazza di Gesù, il sindaco depone un fascio di rose ai piedi dell’Obelisco dedicato alla Madonna, che i vigili del Fuoco depositano tra le braccia della statua di Maria. A Castellamare di Stabia e a Vietri sul Mare resta viva la tradizione dei falò: secondo la leggenda, la Vergine salvò un pescatore durante una tempesta.

A Palermo la tradizionale Festa dell’immacolata non è soltanto un momento dedicato alla ben nota abbondanza gastronomica siciliana: la nostra devozione risale al XVII secolo, quando nel 1624 morirono migliaia di persone a causa della peste e il Senato palermitano cercò di porre fine a quella piaga con ogni mezzo, anche spirituale. L’atto di fede compiuto dal Senato indusse il cardinale dell’epoca ad emettere il voto di credere e di difendere, fino all’ultimo spirito di vita, l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e di digiunare alla vigilia della festa.

A NATALE REGALA L’ABBONAMENTO A #CULTURAIDENTITA’

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