Il nuovo immaginario italiano parte con “Dante” di Pupi Avati

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Era da oltre 1 anno che attendevamo di vedere nelle sale Dante, l’ultima fatica del Maestro Pupi Avati, che dal palco del Festival di CulturaIdentità a Casale Monferrato ci aveva dato delle anticipazioni sul film sulla vita del Sommo Poeta, in lavorazione proprio in quei giorni.

La lunga attesa – il Maestro ci ha messo 18 anni prima che si realizzasse il film – è stata ripagata da una straordinaria pellicola poetica, dedicata a tutti quelli che amano la bellezza della nostra lingua nell’epoca degli schwa. Questo è il nuovo Immaginario nazionale che vogliamo rilanciare nella nostra Cultura. Era necessario che il Cinema italiano dopo tante sterili storielle interpretate dai soliti volti raccontasse un grande italiano.

Dante, il Sommo Poeta, è l’italiano più celebre e più tradotto nel mondo ma della sua vita si sa poco ed il lavoro di Avati ci aiuta anche a conoscerlo meglio nella sua più intima umanità. Il padre e la matrigna, l’incontro a nove anni con Beatrice, il suo matrimonio, la guerra tra guelfi e ghibellini, l’esilio dalla sua Firenze raccontati da Boccaccio. Uno straordinario ed intenso Sergio Castellitto, che tanti anni dopo la morte di Dante si reca in un lungo viaggio a Ravenna dalla figlia per risarcirla dell’umiliazione che il padre subì dalla sua città natale. E gli attori di questa boccata d’ossigeno sul cinema italiano sono una delle note più belle del film e molti arrivano naturalmente dal teatro. Volti intensi diretti da un regista che si vede che ama gli attori e li dirige con passione.

“Il mio Dante sarà un ragazzo che resta fanciullo anche da vecchio” ci aveva detto il Maestro al Festival di CulturaIdentità e aggiungo, un uomo che rincorre per tutta la vita il sogno estatico della sua Divina Commedia. Lo interpreta perfettamente Alessandro Sperduti con un tale delicatezza d’animo che ci restituisce il Sommo Poeta come non l’avevamo visto mai. E che dire degli sguardi della Beatrice di Carlotta Gamba con quei primissimi piani che bucano lo schermo nella bellissima fotografia di Cesare Bastelli.

Guardando il film ho ripensato al Romeo e Giuletta di Franco Zeffirelli a quella voglia di immortalare i grandi classici con le facce giuste senza rincorrere lo star system “de noantri”. Il grande Cinema d’autore italiano è ancora possibile e Dante di Pupi Avati segna una nuova direzione da prendere, perché abbiamo bisogno di raccontare la bellezza e la grandezza dei nostri poeti, dei nostri eroi, di quei personaggi che hanno fatto grande l’Italia. Per tutto il resto c’è, anzi fortunatamente c’era la Netflix all’italiana di Franceschini: tanti red carpet e poco sincero amore verso la nostra Cultura.

Nei titoli di coda con i gonfaloni che sfilano delle città e delle Fim Commission delle regioni che hanno contribuito alla realizzazione del film, sulle emozionanti arie di Lucio Gregoretti e Rocco De Rosa, c’è il senso di una rinascita del nostro Paese che dovrà passare inevitabilmente attraverso il racconto di un nuovo immaginario culturale.

Andate al Cinema non perdetevi questo film

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