Meno persone in mare significa meno morti. Umanitarismo non è umanità

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La morte come spot o la morte come pungolo per intervenire sulla gestione dei flussi migratori senza i soliti birignao? Se è vero che la foto scattata dalla Seabird a largo delle coste libiche che ritrae il corpo di una persona sopra un gommone semi-affondato, arriva come un pungo nello stomaco sul dibattito estivo, bisogna stare attenti però a non cedere alle strumentalizzazioni. La storia recente ci riporta alle immagini del bambino siriano Aylan, ritrovato esanime sulle spiagge turche. O quella, di padre e figlia annegati la scorsa estate durante mentre attraversavano il Rio Grande.

Immagini terribili, di quelle che nessuno vorrebbe vedere mai. Ma che invece siamo costretti a subire, spesso come una manganella dritta sulla coscienza. Immagini che certamente parlano da sole. Per questo è fastidioso che su di esse si sovrappongano voci politicamente interessate e culturalmente direzionate verso soluzioni che talvolta sono assai peggiori del male da curare. Marco Gervasoni ce lo ricorda sulla prima pagina del Giornale di oggi che la foto di Aylan servì a legittimare l’ingresso di un milione di rifugiati in Germania. «Una decisione unilaterale – scrive – che perfino i fan più scatenati della cancelliera tedesca oggi giudicano disastrosa. Alimentò l’ostilità di un gran numero di tedeschi, fece esplodere il voto all’Afd, obbligò Orban a difendere il suo paese chiudendo tutto, diffuse in Africa la convinzione di un’Europa accogliente verso tutti».

Meno persone in mare significa meno morti. Umanitarismo non è umanità. Anzi, spesso è l’esatto contrario. Se i confini esistono – ce lo ha ricordato drammaticamente il Covid – esiste, e deve esistere, anche una versione regolarizzata, ordinata e dignitosa della migrazioni. Che sappia badare anche ai diritti di chi accoglie, oltre di chi arriva. L’utilizzo pubblicitario dei corpi senza vita, fuori dalla logica e dal buon senso, sconfina nella pornografia. E quindi nell’ipocrisia, pedale che in area progressista è spesso a tavoletta.

Evitare le morti nel Mediterraneo non deve significare autorizzare moralmente gli scafisti a gettare vite in mare. Aprire indiscriminatamente le porte dell’Europa non metterà fine alle atrocità dei campi libici. Semmai le amplificherà. A dismisura. Per fermale serviranno bel altri mezzi e ben altre forze. E non soltanto umanitarie.

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